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Riflessioni post elettorali

9 giugno 2009 557 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Non è stato un cataclisma, ma un terremoto sì. E si tratta del primo movimento tellurico di notevoli proporzioni verificatosi a Reggio dal dopoguerra. Minimizzarlo lo rende ancora più potenzialmente distruttivo. I dati parlano chiaro. Parrà perfino paradossale, ma che in Provincia la lista messa insieme all’ultimo momento dai socialisti, più vari ed eventuali, col risicato 2,2% risulti praticamente determinante a eleggere un presidente che veleggiava ben oltre il 65% cinque anni fa, la dice lunga sul sisma verificatosi. E che in Comune, il candidato della Lega Angelo Alessandri superi il 18%, sbaragliando il campo da tutti i contendenti, quelli reali e quelli supposti, è rivelatore di una tendenza che si è ormai profondamente radicata anche nel nostro territorio.  A me pare, limitandomi per ora ad un’interpretazione del fenomeno, che le elezioni amministrative di quest’anno si siano giocate sui temi politici e che, per questo, le liste civiche abbiano clamorosamente fallito. Le liste civiche, in un contesto politico generale assai diverso, hanno rappresentato la novità delle elezioni del 2004. La novità di queste consultazioni sono state le emergenze sociali. E la Lega le ha sapute interpretare, offrendo risposte che sono apparse, a una fascia molta ampia di elettori, convincenti. Parlo delle tre emergenze più acute: quelle che derivano della crisi economica e in particolare dall’insicurezza, quando non dalla perdita, del posto di lavoro, quelle riferite alla sicurezza personale dei cittadini, quelle della difficile integrazione con la popolazione immigrata. Negare che esistano queste tre emergenze significa contribuire a portare la Lega, anche a Reggio, a livelli veneti e lombardi. E non ci siamo poi neanche troppo distanti. La lezione va colta e la sinistra reggiana deve saper coniugare la solidarietà, caratteristica della sua storia locale, con la difficile convivenza, senza lasciarsi andare a manifestazioni di stampo più estetico che etico sulla bellezza della società multirazziale, dalla quale è impossibile prescindere, ma che costituisce un delicato e tutt’altro che risolto problema politico. E che va affrontato tenendo presenti i giusti diritti di coloro che vengono a Reggio per lavorare, ma anche i giusti diritti di quanti sono di Reggio e vi lavorano da anni. Senza discriminazioni nè per gli uni nè per gli altri e tenendo presente che il comune di Reggio è salito fino a sfiorare le 170mila unità (da 130mila che erano vent’anni fa, e in netta controtendenza con le altre città emiliane) e che questo aumento, in larghissima parte di popolazione proveniente dall’Italia del sud e soprattutto dall’estero, porta a un’espansione non solo edilizia, anche di servizi e di costi per l’intera collettività, e a volte a problematiche competizioni sul diritto alla casa, all’asilo per i figli e ormai anche al posto di lavoro. Comprendere l’esistenza di questi problemi non significa dare ragione alla Lega. Anzi, bisogna togliere le ragioni alla Lega se la si vuole sconfiggere, occorre toglierle le ragioni che l’indifferenza o l’ignoranza di tali questioni finiscono per offrirle generosamente sul piatto. Credo che la fase che si apre, anche nella nostra realtà locale dopo questo voto, debba comportare, con fantasia e intelligenza, la capacità di capire e di fornire risposte alle nuove emergenze sociali e non certo la chiusura a riccio di una cittadella che si sente assediata.

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