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Prime riflessioni: nel Sud s’afferma il centro destra con la variabile Vendola. Incertezza nel Lazio e nel Piemonte

29 Marzo 2010 623 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Il primo dato, piuttosto sorprendente, ad una prima analisi dei dati parziali sul voto regionale, è che l’astensione non ha penalizzato, come si pensava, il centro-destra. L’astensione non può per questo essere solo il risultato di un’opposizione al governo. Essa risulta piuttosto la conseguenza della precarietà  dell’attuale politica italiana. Credo che il Psi dovrà gettarsi a capofitto nella contestazione del sistema politico e proporre, con campagne adeguate, le misure necessarie per un ritorno alla politica delle culture, delle appartenenze storiche e delle identità. Vi è poi un altro dato da sottolineare e cioè che il malgoverno, anche di centro sinistra, viene punito dall’elettorato. Così si spiegano le vittorie, che paiono ormai certe, del centro destra in Calabria e in Campania. Unica eccezione al Sud, oltre alla certa riconferma della Basilicata, la vittoria in Puglia di Vendola, che si conferma come un fenomeno pr0fondamente radicato nel suo territorio, favorito da un tentativo di sopraffarlo per pure logiche di partito e  di coalizione. Se, come mi auguro, Emma Bonino ce la farà a tagliare vittoriosamente il traguardo del Lazio, lo si dovrà alla sua immagine, alla sua capacità di attrarre voti non configurabili nel centro-sinistra ufficiale e anche nelle carenze organizzative degli avversari. Un dato che pare confermato è l’avanzata della Lega al Nord a spese del Pdl (non so se questo possa determinare il paventato sorpasso che potrebbe determinare anche conseguenze politiche nazionali). Così come non appare secondario, ad esempio in Emilia-Romagna, l’affermazione della lista di Grillo che impedisce alla nostra regione di presentarsi come quella a più alta attrazione per il centro-sinistra. Prima arriva la Toscana, poi la Basilicata, l’Umbria, e forse anche le Marche. L’Emilia-Romagna non può non avvertire questo allarme. E cioè che la contestazione, anche in Emilia-Romagna, è forte e penalizzante per chi governa.

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