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Le monetine di Lissone. Allora non cambieranno mai?

24 Gennaio 2011 1.503 views One CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Voglio esprimere la mia solidarietà ai socialisti, e agli amici dei socialisti, riuniti a Lissone per inaugurare piazza Craxi. E il mio sdegno per il ripetersi del lancio delle monetine che secondo lo stesso Luciano Violante sono state una delle manifestazioni più indegne della recente storia italiana. E’ strano come si invochi a sinistra la presenza di una forza socialista e nel contempo qualcuno, nella sinistra (e non mi riferisco solo a Di Pietro), continui a demonizzare, con epiteti che ritenevamo apertenessero solo al più buio passato, il leader di una pagina importante della storia socialista italiana. Noi riteniamo che Craxi sia stato uno statista e un uomo politico di grande valore (e che naturalmente abbia compiuto degli errori politici e di valutazione dell’impatto del finaziamento illegale alla politica, praticato da tutti, sull’opinione pubblica). Accettiamo una discussione seria su quegli anni. Ma la criminalizzazone di Craxi e del Psi resta uno dei motivi fondamentali della sconfitta della sinistra italiana, che in questi sedici anni ha regalato la gran parte dei voti socialisti alla destra. Vogliono continuare nell’errore, costoro? Si accomodino. Credo che su Lissone occorrerebbe una presa di posizione di Bersani e del Pd.

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  • Enrico Antonioni said:

    la “demonizzazione” di Craxi origina molto prima di tangentopoli. Ricordate il famoso saggio conoscuto come “Vangelo Socialista”? Ebbene, m’è capitato di rileggerlo di recente, in quel saggio Craxi poneva due questione capitali per la sinistra e per il Pci di allora: il nesso inscindibile tra socialismo e libertà e la natura intrinsecamente autoritaria del leninismo. Si disse che “faceva la barba a Marx”. No in realtà “faceva i capelli a Lenin”.
    Sia pure nel solco di Nenni, che dopo il XX congresso trasse le conclusioni “sistemiche” dello stalinismo, era la prima volta che un segretario socialista poneva le questioni in modo così netto, pubblico (sull’Espresso) e “da sinistra”. Era la prima volta che un segretario socialista dichiarava apertamente e ufficialmente “il re è nudo”. E con argomenti non confutabili.
    Non glielo perdonavano, non gliel’hanno mai perdonata. Potevano sopportare qualunque critica da destra o dal centro. Ma quelle “da sinistra” li facevano impazzire. E difatti reagirono con gli insulti propri del copione stalinista (“il partito socialista governato da una banda di gangster”). Tangentopoli l’hanno vissuta come una “conferma” dei loro stessi insulti. Certificati finalmente dai magistrati.
    Come ebbe a scrivere Gaetano Arfè, Craxi (in questo lo accostava a Togliatti) aveva chiaro che la battaglia politca di prima linea è battaglia di idee. E’ lì che si vince o si perde.
    Credo proprio che sia proprio questo il principale insegnamento da recuperare. E per superare definitivamente questa odiosa demonizzazione, di cui quello di Lissone è solo un episodio, è sulla quella linea che la battaglia va combattuta.
    a) rifiutare le “riabilitazioni”, e relative intitolazioni, offerte dalla destra. Non era la parte politica di Craxi, e quando una parte politica che non è la tua ti “riabilita” lo fa sempre strumentalmente si propri disegni.
    b) riprendere il discorso del “Vangelo Socialista”, cioè del punto su Craxi aveva ragione e con decenni di anticipo, riportandolo all’attenzione e alla riflessione della sinistra. In quel saggio ci sono spunti di riflessione persino buoni per Vendola.
    E’ sul piano delle idee che si rompe la “congiura antisocialista” che dura da venti anni. Da questo punto di vista, targhe, piazze e vie ci fanno bene al cuore, ma non servono a nulla.

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