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Legge elettorale e prospettiva politica

10 Febbraio 2012 858 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Personalmente non ho mai pensato che al governo Monti fosse possibile dare il benservito dopo due anni di buon governo. E di ritornare d’incanto al vecchio bipolarismo, che è la causa della nostra crisi. Il bipolarismo ha infatti mostrato, sia nella sua versione di destra sia in quella di sinistra, la sua incapacità di governare in questo ventennio di seconda repubblica mai nata. Non è ancora scontato che il governo Monti ci porti fuori dalla crisi, ma le premesse ci sono e dopo l’investitura di Obama e del Time e i riconoscimenti dei partner europei che possiamo riscontrare anche negli spread e nell’andamento del mercato, Monti appare nelle vesti del novello salvatore. E qualcuno pensa davvero che nel 2013 i partiti (oggi al minimo storico della loro credibiltà) possano sfrattare il salvatore e tornare al governo, colpevoli a quel punto non solo dei loro peccati, ma anche del più grave di tutti e cioè di avere crocifisso il salvatore? I partiti, dico, a prescindere che siano di destra o di sinistra, perché, forse qualcuno ancora non l’ha capito, il livello di impresentabilità dei partiti oggi coinvolge tutti. E con serie e difficilmente contestabili motivazioni. La legge elettorale altro non è che il risultato di una scelta politica. E non dobbiamo intravvedere altro che questo: il tentativo di Pd e Pdl di rifomarla denota la consapevolezza di presentare ancora come possibile, dopo le elezioni, un quadro di unità nazionale. Questo spiega la proposta di eliminare il premio di maggioranza alle coalizioni e di superare  di fatto il vecchio bipolarismo. Si potrà obiettare che sia il Pd (per la difficoltà di agganciare Casini), sia il Pdl (per quella di riagganciare Bossi), siano oggi divenuti gioco forza meno bipolaristi. Non basta. Anche perché a un minor tasso di bipolarismo politico ha sempre corrisposto un maggior tasso di bipolarismo elettorale. E’ emersa la consapevolezza che questi due partiti dovranno tornare a dialogare per comporre un quadro di maggioranza, impossibile senza l’apporto di entrambi. Questa è la valutazione politica del tentativo di por mano alla revisione della legge elettorale. E su questo anche noi dobbiamo esprimerci. Siamo noi per il ritorno del vecchio bipolarismo o no? Personalmente mi atterrei agli interessi generali del Paese. E riformulerei così la domanda: l’Italia ha più vantaggi dal ritorno del bipolarismo o dalla permanenza di un governo di larga maggioranza? Facile la risposta. Poi possiamo avanzare critiche alle ipotesi formulate e recentemente pubblicate sulla stampa. Ad esempio: votare su collegi uninominali una quota di parlamentari va anche bene, ma votarne una quota analoga su liste bloccate è davvero assurdo. Dove starebbe in quest’utimo caso la libera scelta degli elettori? Adottare, poi, un sia pur minimo premio di maggioranza per i partiti che superano l’8-10% è un non senso, soprattutto quando si è già alzata l’asticella di accesso al Parlamento. Troppo bassa risulterebbe, infine, la quota di recupero proporzionale (una manciata di seggi) per i partiti che superano il 2%. Ma su questo si potrà ragionare a freddo, quando le proposte verranno ufficialmente formulate. Resta il tema di fondo, la novità di fondo, la prospettiva di fondo. E questa, invece, non possiamo far finta di non vederla subito.

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