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Tangentopoli vent’anni dopo: fu complotto e rivoluzione fallita

17 febbraio 2012 1.232 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Sono passati vent’anni dall’arresto di Mario Chiesa che apri la stagione di Tangentopoli. E la cosa che stupisce di più è che nessuno tragga un bilancio positivo del ventennio inaugurato dalle inchieste milanesi. Neppure i magistrati del Pool Mani Pulite che con Di Pietro, Colombo e D’Ambrosio affermano che la cosiddetta seconda Repubblica (mai nata) anche in fatto di corruzione non è stata certamente meglio, anzi si è rivelata addirittura peggio, della cosiddetta prima. Cosa fu l’operazione Mani pulite che sconquassò il sistema politico italiano e da cosa ebbe origine? Con la caduta del muro e la fine del comunismo si liberava anche in Italia il consenso ai partiti, ingessato per decenni nel contrasto tra comunismo e anticomunismo. Il Pci era ormai divenuto Pds e stava iscrivendosi all’Internazionale socialista, Mario Segni, dopo aver vinto il referendum sulla preferenza unica, si apprestava a svolgere, con prospettive esaltanti, anche un referendum per introdurre il sistema maggioritario. I grandi partiti, soprattutto Dc e Psi, non intuirono che si stava aprendo una fase di grande rivolgimento, iniziato già a partire dal 1990 col trionfo della Lega in larga parte del Nord. Intervenne la magistratura a colmare il vuoto e a dare la spallata con l’appoggio del sistema dell’informazione e col consenso (indotto o no poco importa) della stragrande maggioranza del popolo italiano.
Fu complotto? Fu anche complotto. Come spiegare innanzitutto l’improvviso cambiamento di linea della magistratura nei confronti della politica? Prima assolutamente passiva e accondiscendente e poi aggressiva e demolitrice. E come spiegare la linea d’intervento giudiziario che piano piano si rivelò assolutamente a senso unico contro i partiti di governo sfiorando appena quelli di opposizione? E come ritenere leggitimo l’uso del carcere a fini di confessione, che non stava e non sta nel codice (che lo prevede solo per pericolo di fuga, inquinamento delle prove e possibilità di reiterazione dei reati)? Fu complotto che venne attuato con mezzi illegali, dunque, e che costò suicidi, abbruttimenti, criminalizzazioni e profondo dolore a migliaia e migliaia di famiglie e che alla fine produrrà solo un minino di condanne rispetto a un massimo di incriminazioni. D’altronde la stessa natura di un pool che dava indicazioni o veri propri ordini alle procure di mezza Italia era di per sè un fatto politico, una fonte di iniziativa e di coordinamento, che implicava discussioni su comportamenti e linee di intervento. Un partito-pool, nel quale come confessò candidamente Gerardo D’Ambrosio, c’era anche una destra, Tiziana Parenti, oltre che evidentemente un centro (Davigo-Di Pietro-Borrelli) e una sinistra (Colombo-D’Ambrosio). Fu anche complotto, ma non solo.
Fu anche rivoluzione. Cioè la posizione assunta dalla magistratura rispecchiava un’ansia autentica di cambiamento che da qualche anno ormai s’era affacciata nel ventre del Paese a seguito della caduta del comunismo che aveva azzerato non solo i vecchi contrasti, ma anche le tradizionali adesioni. E assieme alla caduta dei muri e dei veti s’era affacciata anche un’esigenza reale di carattere economico da parte dei ceti produttivi del Nord, che non sopportavano più (come acutamente osserva Luciano Cafagna nel suo libro “La grande slavina”), assieme al peso di un fisco che si faceva sempre più pesante, anche l’idea di uno Stato spendaccione e di un sistema politico in larga parte da mantenere. Fu anche rivoluzione, anche se, secondo me (e credo ormai secondo tutti) fu rivoluzione fallita, completamente fallita, perché non ci sarà questione sulla quale la cosiddetta seconda repubblica nata da Tangentopoli potrà essere giudicata migliore della prima. Fu ad un tempo complotto e rivoluzione fallita. Ma fu anche, per i più, la scoperta di un sistema corruttivo che andava oltre le previsioni e che spesso mischiava la ragion politica con la ragion personale. Così ad ogni rivelazione scattava l’indignazione e l’irritazione per una politica corrotta. L’operazione non riuscirà, a tal punto che da quel bisogno anche autentico di cambiamento e di moralizzazione germoglierà una politica assai peggiore, una morale ancor più mortificante e una democrazia ben più monocratica. A tal punto che l’opinione pubblica oggi, e son passati quasi vent’anni dall’esplosione di Tangentopoli, assume nei confronti del sistema politico una posizione ancor più negativa e aggressiva di quella che non assunse allora. Per questo oggi non c’è nulla da festeggiare. Se a tutto questo sommiamo l’andamento del debito pubblico, che segnala che dal 1992 ad oggi esso è salito all’85% del Pil al 120%, mentre la crescita, che negli anni ottanta superava il 3%, è stata dello 0,6% negli ultimi dieci anni e oggi è sotto lo zero, allora il bilancio dle ventennio aperto dalle toghe milanesi è davvero da dimenticare. Non rimpiango la prima repubblica, ma la seconda è da archiviare al più presto. Per il bene dell’Italia.

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