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Le ragioni e i torti di Dal Cin: “Perché sì allo stadio del tricolore”

7 Marzo 2012 1.801 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Può essere che Franco Dal Cin abbia ragione se parla di qualche dimenticanza manifestata nei suoi confronti da parte della città di Reggio Emilia. Ma ha torto se è lui che dimentica che, quando si svolse proprio allo stadio di Reggio Emilia, la conferenza nazionale sugli stadi (ero stato il primo e solo proponente la nuova legge nel 2007) egli stesso fu invitato a partecipare e a parlare, ma mi telefonò la mattina stessa per scusarsi della sua assenza. Gli riconosco volentieri la paternità dello stadio Giglio che senza di lui non sarebbe mai nato. Al tempo stesso, però, Dal Cin sa benissimo che gli stadi, oltre a costruirli, vanno anche pagati e i crediti delle due cooperative reggiane sono lì a testimoniare che questo non sempre è avvenuto. Ha ragione, ancora, Dal Cin a parlare di venti milioni di euro (questo è quel che anche a me è stato riferito) per la vendita dei diritti di superficie delle aree commerciali, sulle quali poi sono sorti i Petali, versati ai tempi di Foglia e spesi non si sa come, fino al fallimento del 2005. Dimentica, invece, Dal Cin che i debiti lasciati dalla sua gestione (ci sono autorevoli dichiarazioni di revisori dei conti dell’epoca) erano ben superiori ai venti milioni di euro (da questo punto di vista la polemica contro il sindaco Delrio è davvero priva di fondamento) e che la Reggiana da lui acquistata ai tempi della serie A è stata purtroppo da lui venduta dopo due spareggi con l’Alzano che potevano costarci addirittura la serie C2. Ha infine ragione, Dal Cin, ad affermare che gli stadi devono avere uno sponsor. Ma egli dimentica che la Giglio, dal 2005, non paga la sponsorizzazione e che dunque per ben sette anni abbiamo chiamato “Giglio” un stadio sponsorizzato da nessuno. Speriamo che uno sponsor si avvicini allo stadio, ma se nemmeno la Juventus ha trovato il suo e ha battezzato il suo recente e moderno impianto “Juventus stadium”, perché noi non possiamo chiamare il nostro stadio “città del Tricolore”, magari nella speranza, per ora piuttosto remota, che uno sponsor vi abbini il suo nome?

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