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Quel che ho detto al Consiglio nazionale socialista

13 Dicembre 2012 902 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Non è tempo di far festa. Tutto bene solo il preludio e Nencini ha diretto come si deve l’orchestra. Adesso inizia l’opera. Che deve concludersi col lieto fine, contrariamente ai melodrammi tradizionali. Dobbiamo scegliere il percorso, non certo l’approdo che dipenderà anche dagli altri. Di fronte a noi possono presentarsi quattro possibilità. La prima, che sarebbe anche logica, è quella di un’unica lista dei tre partiti che hanno sottoscritto il patto “per l’Italia bene comune”. La seconda è la presentazione di liste separate dei tre partiti, dunque anche della nostra che, con le regole elettorali dell’attuale legge, può eleggere deputati. La terza si prefigura alla luce della presentazione di un numero superiore di liste alleate e in questo caso dovremmo freddamente valutare se non esista il rischio di tornare con un pugno di mosche. La quarta si potrebbe presentare alla luce di una richiesta del Pd di formare una lista di “vari ed eventuali” che metta insieme pezzi di verdi, bianchi e rossi. Io dico no deciso solo a quest’ultima ipotesi che rimanderei al mittente. Per il resto ragionerei con la testa e non con le.viscere, sapendo che non possiamo sbagliare il colpo perché un errore compiuto adesso significa non tanto la fine di questo gruppo dirigente, che sarebbe nulla, o di queste struttura periferica, che sarebbe poco, ma la fine del tentativo di rilanciare in Italia, attraverso i socialisti, la storia e l’identità socialista. Per il resto bene le Primarie delle idee proposte dal segretario, che ricordano però l’infausto 2008, così come il termine “progressista” ricorda “la gioiosa macchina da guerra” del 1994. Credo che il termine “riformista” sia stato abbandonato perché anche nella nostra alleanza evidentemente qualcuno ancora non si reputa tale. Peccato per noi e anche per l’Italia. Orienterei il timone del partito in questo accidentato percorso in modo unitario ed estremamente democratico, col coinvolgimento della periferia per ciò che riguarda le scelte politiche e anche le candidature.

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