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Indietro come un Gambaro…

21 giugno 2013 557 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

E così la rete, com’era prevedibile, sentenziò a larghissima maggioranza l’epurazione. Su 19mila votanti, oltre 13mila hanno mostrato il pollice verso. Quando è la rete, cioè il popolo del web, a scegliere, prevale sempre l’estremismo. Non c’è moderazione, compromesso, buon senso, la rete è colpevolista. Anzi, ciò che quasi sempre spinge a entrare nella rete è l’istinto a combattere, a contrastare, a colpevolizzare. Non di rado a offendere. Così l’on Gambaro è stata espulsa da una sorta di tribunale del popolo simile a quelli giacobini con tanto di tricoteuses urlacchianti. Come il popolo delle arene romane che godeva dell’uccisione del vinto, così la rete si è mostrata sanguinaria. Lo si sapeva. E perciò già la decisione presa a stretta maggioranza di sottoporre il suo caso al web era una scelta di preventiva condanna. Il reato è quello di aver parlato male del capo ed è un reato nuovo nella politica italiana. Mai in passato era avvenuto, nemmeno durante gli anni bui della guerra fredda e dello scontro caldo tra sistemi contrapposti. Anche allora si decretarono clamorose espulsioni. Pensiamo, nel Pci, a quella dei protagonisti del Manifesto alla fine degli anni sessanta. Pensiamo, ancor prima, alle tendenze anti staliniste come quella interpretata da Valdo Magnani nel 1951. Si trattava di epurazioni politiche. Segnate dal marchio del tradimento ideologico. D’altronde, i partiti erano accomunati da scelte di campo, non certo da leadership assolutiste. Anzi i leader cambiavano, le regole restavano. Mai nel Pci venne espulso qualcuno perchè parlava male del segretario, ma perché politicamente incompatibile con la natura del partito. Che poi il Pci, per la sua organizzazione interna basata sul centralismo democratico, fosse incompatibile con l’articolo della Costituzione che disegna la caratteristica dei partiti politici italiani, è altra cosa. Nemmeno la natura personalistica del nuovo sistema italiano post ideologico ha mai partorito decisioni simili a questa. Neppure nella Lega, il primo partito personalistico italiano, si sono mai sbandierate espulsioni dovute al motivo che hanno indotto i grillini a disfarsi della Gambaro. E se addirittura risaliamo alla dittatura fascista, nemmeno lì sono stati espulsi dal partito esponenti solo per avere parlato male di Mussolini. Anzi Farinacci ne disse di tutti i colori e rimase lì. Per la prima volta dunque nella storia politica italiana si assiste dunque a questo scempio. Volevano rifondare la democrazia, hanno solo peggiorato le più inquietanti e arroganti dittature di partito e le stesse tendenze assolutiste dei partiti personali. E per di più con una sorta di personalismo invisibile. Casaleggio che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa. Grillo pare sia in tournée in Australia, e viene invitato a recarsi a Roma almeno una volta al mese. Loro, i parlamentari per caso, devono solo ubbidire. Senza parlare, senza pensare. E se qualcuno sgarra, via, viene sottoposto alla gogna della rete. Più che costruire il futuro così si ritorna al Medioevo. Pare che gli elettori se ne siano accorti. Con le elezioni amministrative il movimento di Grillo è andato indietro. Proprio come un gambero. O Gambaro che sia…

 

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