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Bertocchi e Sarti premiati. La lettera di Del Bue

11 aprile 2014 579 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Cari Ivan e Claudio,

voi siete gli eroi del fare. Non i soli, sono tante le società sportive impegnate nella gestione degli impianti, ma ho voluto lasciare innanzitutto a voi due, gestori dei grandi impianti, i segni di un importante riconoscimento. Se il comune di Reggio Emilia ha risparmiato di un terzo la sua spesa annuale per lo sport portandola da tre milioni di euro a due, e realizzando nel contempo ben diciotto impianti sportivi, i meriti dell’assessore, del presidente e del direttore della Fondazione impallidiscono rispetto al vostro. O meglio, diciamo così, se io posso dire di avere risparmiato e di aver investito, voi due innanzitutto me lo avete consentito. So bene che non siete la stessa cosa, né la stessa persona, né che desiderate congiungervi. E che i meriti sono singoli e che ognuno di voi ha caratteri, stili, temperamenti e modi di fare, e forse anche di gestire, diversi e peculiari. Ma io ho voluto mettervi assieme e concepirvi come un’unicum, come la Santissima Trinità che dicono fosse una sola entità, in questo caso la efficientissima dualità, che ha consentito di realizzare il nostro grande progetto di risparmiare e di investire. Oggi tanto in uso, questa filosofia del fare, voi siete la dimostrazione di come in un settore pubblico si può praticare una seria spending review e utilizzare parte del risparmiato in nuove opere. Ho già provveduto a segnalarvi al dottor Cottarelli. Penso che chiederà informazioni al sottosegretario Delrio. Non intendo qui celebrare un matrimonio. Non è nemmeno possibile con l’attuale legge e so che voi, conoscendovi bene, non siete neppure particolarmente attratti l’uno dall’altro. E dunque mi rivolgo a ciascuno di voi, miei eroi del fare. Il baciare, le lettere e il testamento soprattutto, li lascerei da parte, almeno per ora. Caro Claudio, tu sei ormai il signor palasport come suggerisce la tua mail, ma gestisci anche Mirabello e Palafanticini. Ci costavano circa duecentotrenta mila euro all’anno, ce ne costano poco più di cinquanta, e riesci pure a guadagnare. Tu vali centottanta mila euro di risparmio annuo. E siccome non sei il mago Silvan, anche se a volte sconfini nella magia, come quando in un pomeriggio hai montato le attrezzature per la sfilata delle Olimpiadi del tricolore, significa che la nuova via dell’auto gestione degli impianti sportivi praticata dal Comune e dalla Fondazione dello sport ha dato i suoi frutti perchè è stata affidata a gente capace. È finita l’epoca delle ideologie, secondo le quali il pubblico è sempre meglio del privato. Il problema non è la gestione, ma il governo. E sapete che io ho praticato la via dell’autogestione, ma non dell’autodeterminazione. Anzi, il naso l’ho ficcato dappertutto nello sport reggiano. Le vecchie ideologie della gestione pubblica portavano anche ad eccessi paradossali. Ad esempio sul parquet del palasport appena inaugurato nel 1982 vollero scriverci “Comune e Provincia di Reggio Emilia”, neanche fossimo perplessi sulla nostra identità geografica e senza preoccuparsi della disponibilità degli eventuali sponsor. Oggi tutto è cambiato. Siamo nell’epoca del Jobs Act, e dunque sappiamo che tu, Claudio, sei un hard working per stare al nuovo linguaggio esterofilo. Non è che tra un po’ ti scambieranno con Re Mida che tutto quel che toccava diventava oro. No. Però qualche bacchetta magica credo tu la custodisca nei cassettoni del tuo ufficio sotterraneo dove si respirano gli aspri odori degli spogliatoi e mi vien voglia di pensare che ormai quell’impianto senza di te sarebbe monco come se gli mancassero i canestri e gli arredi, e bisognasse chiedere aiuto al megadiettore Savino per pagarli. Mancano i canestri, l’illuminazione e Sarti. Panico generale soprattutto per l’ultima notizia. Allarme. Bisogna provvedere. La Lega non ci abiliterebbe un Palasport senza Sarti, un Palasarti monco. Mi hanno colpito, caro Claudio, subito la tua bonomia di stampo prettamente emiliano bolognese. Per te sorridere e sostenere che il problema non c’è è sempre stato più naturale che lamentarsi e dir di no per le complicazioni. Come quel Bologna di Negri, Furlanis, Pavinato, Tumburus, Janich, Fogli, anche tu hai vinto il tuo campionato. E se fossi nel loggione di un teatro d’opera, sai che sono appassionato, io ti urlerei a squarcia gola Bravooooo.

Caro Ivan, mio amico e compagno di pranzi qualche volta anche pagati da me, senza di te che fine avrebbe fatto la piscina, anzi le piscine di via Melato. Senza la tua spinta e convinzione temerarie tipiche di un amante della buona musica, di un cantante da bar, di un tenore mancato, di un ciclista in cerca di avventura, di un pazzo che non si accontenta mai perché la vita l’è bela cantavano Cochi e Renato, senza te che farei, anzi che avrei fatto? Le piscine di via Melato con la gestione diretta del Comune stavano accumulando perdite sempre più insostenibili. Stavamo ormai sfondando il muro del milione annuo. Bisognava mettere un argine. Ci voleva un amico? Ci volevano molti amici. Sapevo che altri avevano tentato di affidare le piscine alla Fondazione e da qui alle societa sportive, ma non c’erano riusciti. Si sovrapponevano ostacoli corporativi, sindacali, egoismi di gruppo e singoli, vecchi privilegi. Decisi di cominciare dalla fine. Se non avessi trovato disponibilità nel mondo sportivo l’operazione diventava impossibile. Sinceramente non pensavo di riscontrare tanta attenzione e disponibilità da parte dell’Uisp, dello Csi, di Reggiana Nuoto e della Beriv, in una prima fase anche dello stesso Sarti che non riusciva a non gettarsi continuamente a capofitto in nuove avventure. Si scatenò un putiferio ugualmente in città. Contro l’operazione si schierarono subito la maggior parte dei dipendenti e venne anche fondato un comitato di cittadini che vaticinava le peggiori sciagure per nuoto e nuotatori reggiani. Una specie di peste si sarebbe abbattuta su Reggio Emilia con quella che si volle definire “privatizzazione selvaggia delle piscine”. Uno psicodramma tutto montato ad arte. Decidemmo di tenere duro. E tu, Ivan, sei stato il condottiero della nostra battaglia vinta. Molte volte nei nostri quasi quotidiani colloqui, minacciavi di gettare la spugna, però stringevi i denti e tiravi avanti. I problemi del pozzo, quelli della gestione calore, il pericolo di un’infezione e poi le tariffe e le esenzioni, gli invalidi che non devono pagare e i nuovi dipendenti e la loro faticosa gestione, i rapporti cordiali ma non sempre facili col direttore della Fondazione, uno che il carattere ce l’ha.

Possiamo adesso cantare vittoria magari intonando qualche nostra canzone da Radio Melato, l’unica tua esperienza finita purtroppo nel disinteresse generale, quando invece avrebbe meritato ben altra attenzione, un teatrino estivo all’interno del parco della piscina, per esibizioni musicali e anche filosofiche. Da riprendere, però, con slancio. Alla fine l’ultimo bilancio con i conti in ordine. Il Comune continua a pagare la gestione calore e sono circa 450mila euro, ma la società di gestione paga un affitto alla Fondazione di oltre 250 mila euro l’anno. Che vuol dire che il disavanzo pubblico è sceso da un milione a circa duecento mila euro l’anno. Questa operazione vale dunque un risparmio di soldi pubblici, cioè dei cittadini reggiani, di circa ottocento mila euro, tanto vali caro Ivan. Ma perché non ti monti la testa e pensi di costare tanto quanto una mezza gamba di Tevez, dividerei la somma coi tuoi soci e in particolare con Marco Delmonte e Reggiana nuoto, così da renderlo simile a quello di Claudio Sarti. Se fossi nelle tue Balere dove ti esibivi assieme al magico Marmellata, il piu grande dei pianisti jazz, mi alzerei di scatto e fischierei all’americana il mio entusiasmo. Grazie Ivan. Ho voluto questa cerimonia. L’altra sera, presentando il bilancio di fine mandato, ho voluto ricordare una canzone di Giorgio Gaber, che diceva “Gettare lì qualcosa e andare via”, perché sono convinto di aver fatto buone cose e anche di andare via. Invece Claudio e Ivan, Ivan e Claudio, resteranno. Devono restare. E continuare a servire la città e lo sport reggiano. Devono continuare a guadagnare, magari in po di più, facendo risparmiare. E bisogna essere molto bravi per riuscirci. Vi voglio lasciare col testo della più bella canzone del grande Frank che voi amate quanto me, scritto da Paul Anka: “Ci sono state delle volte che ho fatto il passo più lungo della gamba. Ho affrontato tutto e sono rimasto in piedi. L’ho fatto a modo mio…. Ho amato, ho riso e ho pianto, ho avuto le mie soddisfazioni e la mia dose di sconfitte. E allora, mentre le lacrime si fermano trovo tutto molto divertente. E pensare che ho fatto tutto questo a modo mio”. Grazie Ivan e Claudio di aver fatto tutto a modo vostro e nel l’interesse della città di Reggio Emilia.

 

 

L’ASSESSORE ALLO SPORT

COMUNE DI REGGIO EMILIA

MAURO DEL BUE

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