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Il cavaliere bollito

29 aprile 2014 701 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Io gli ho riconosciuto dei meriti. Non sono mai stato anti berlusconiano e, com’è noto, per una breve parentesi, ho anche preferito lui a una sinistra che aveva eretto Di Pietro a suo nume ispiratore e Craxi e i socialisti a reprobi per antonomasia. Devo dire che a sentirlo parlare oggi emerge forte la domanda sulle ragioni del suo mancato ritiro. L’intervista rilasciata a Formigli è un lungo controsenso logico e sintattico, prima che politico. Un uomo abbattuto, sfibrato, invecchiato, senza idee e senza più capacità di comunicare, triste, senza verve: questo mi è parso oggi il cavaliere, un tempo cantore di fiducia, di ottimismo, propalatore di allegria.

Capisco che i guai giudiziari pesino, capisco anche che la magistratura gli ha riservato in questi anni, a lui e a qualche suo amico, un trattamento speciale. Dubito che vi sia stato un vero complotto e che la Cassazione che lo ha condannato sia schiava di un gruppo di magistrati golpisti. Quel che mi sono chiesto è il motivo per cui Berlusconi, in queste condizioni umane, fisiche e politiche sia ancora il leader insostituibile di Forza Italia e del centrodestra. E come possa mai affrontare, un centro-destra conciato così, le prossime scadenze elettorali europee e politiche. Certo la difficile sostituzione di Berlusconi rappresenta una motivazione disarmante. Perfino il gollismo è sopravvissuto a De Gaulle, perfino il castrismo sta sopravvivendo a Fidel, che pare abbia il dono di sopravvivere anche alla sua morte.
Perché Forza Italia e il centro-destra italiano non possono sopravvivere a Berlusconi e debbono ancora ricorrere a lui, nonostante il leader sia ridotto in queste condizioni? Lasciamo perdere le gaffe che ormai non sia contano, l’ultima, che ha fatto parecchio innervosire la Merkel e i tedeschi, riguarda la storia della camere a gas negate. Lasciamo perdere anche la mancanza di una minima conoscenza della storia, quel suo atteggiarsi a capo del governo che ha fatto più di tutti gli altri governi della Repubblica messi insieme, che certo non farà particolarmente piacere a chi ricorda con nostalgia De Gasperi, ma anche Fanfani, Moro e Craxi.
Lasciamo perdere anche la sua mancanza di rispetto per i suoi alleati, colpevoli a suo dire della cose non fatte. Compreso quell’Alfano oggi tacciato di tradimento e domani da recuperare non si capisce perché e come. Quel che continua a stupire, ma ormai è chiaro dopo l’addio di Bonaiuti e il mezzo addio di Bondi, è quel trincerarsi di un partito, o di quel che resta di quel partito, dentro le rughe avvizzite di un monarca assoluto tenuto in vita politica solo da una cerchia magica di deferenti e prezzolati vassalli. Che peccato, però…

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