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La dinastia MinzMin e quella RenzBer

13 luglio 2014 558 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

È probabile che i dissidenti siano anche di più di quel che Renzi immagina. Pur tuttavia se Berlusconi riuscirà a tenere a freno la stragrande maggioranza dei suoi la legge sul Senato passerà. Senza i due terzi, tuttavia. Cioè con la necessaria doppia lettura in Camera e Senato e conseguente referendum confermativo, senza obbligo del quorum. È sempre meglio ricordare il percorso, perché l’approssimazione regna oggi sovrana e dopo la probabile approvazione della legge al Senato si parlerà già di riforma in saccoccia.

Certo a Renzi non manca il senso dell’ironia e della battuta tagliente. Quella sulla dinastia MinzMin è micidiale. Resta il fatto che chi distrusse le dinastie cinesi non fu uno stinco di democratico, ma quel Mao Tse Tung che si bagnò del sangue dei suoi anche con la rivoluzione cosiddetta culturale. Non vale il paragone con Renzi, ma battuta per battuta non ci stupirebbe vedere il Presidente del Consiglio nuotare nell’Arno. Non lo farà anche perché preceduto dal suo principale antagonista tra Scilla e Cariddi.

Resta il fatto, per me incomprensibile, di non potere accettare la più rilevante proposta dei dissidenti e cioè l’elezione diretta del nuovo Senato. Qual è il problema? É di funzioni e di costi, si dice. Ma una volta chiarito che il Senato non avrà diritto al voto di fiducia, né a quello del bilancio, che la doppia lettura delle leggi è subordinata a poche eccezioni, che i senatori avranno diritto solo a rimborsi spese, perché opporre un veto all’elezione diretta?

Nessuno può sospettare che Renzi non ami il ricorso al voto popolare, proprio lui che delle primarie e delle elezioni europee è stato il solo grande beneficiato. Però è solo un caso che si propongano un Senato non più elettivo e una Camere eletta con liste bloccate? Davvero può reggere una democrazia del genere, più simile a una oligarchia? Anzi, visto che i partiti non esistono più nella forma tradizionale e il potere è in mano ai capi, i capi finiscono così per sostituire il popolo come fonte di democrazia. La democrazia dei capi.

Magari non sarà la dinastia MinzMin, ma quella RenzBer, a reggere le sorti del nostro Paese. Cosa cambia? La verità è che Minzolini e Mineo non avranno alcuna chance. Resteranno oppositori e basta. Con quel po’ di spocchia giornalistica e un di piu di puzza sotto il naso. Gli altri due hanno la possibilità di disegnare i futuri assetti democratici dell’Italia. La differenza è quella tra Germania e Brasile. Qual’è la più potente delle due?

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