Home » Nazionale

Renzi e il modello tedesco

4 settembre 2014 657 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Dunque per Renzi il modello del cosiddetto mercato del lavoro è quello tedesco. Ha ragione il nostro. Se prendiamo i risultati del piano 2010 del socialdemocratico Schroeder, con la disoccupazione che in Germania è passata dal 10,5 del 2003 a all’attuale 4,9 per cento, non si può che convenire. Anche noi dell’Avanti abbiamo a più riprese rilanciato quel piano, conoscendo bene in partenza non solo i buoni risultati ottenuti, certamente non solo grazie a quel piano, ma anche le immancabili resistenze che avrebbe suscitato. Renzi ne parla come una cosa logica e anche ovvia. Non vorrei che peccasse di facile ottimismo, come gli è capitato altre volte.

Il progetto che prese il nome di piano Hartz, perché fu proprio il direttore del personale della Volkswageen a scriverlo su mandato del governo federale (pensate se in Italia Renzi desse il compito al capo del personale della Fiat…), parte dal presupposto di incentivare il lavoro con nuove e più flessibili categorie, assegna un ruolo attivo all’Agenzia federale del lavoro con una formazione al lavoro continua ed efficace, predispone un assegno di sussistenza per i disoccupati, unifica il lavoro interinale a quello a tempo indeterminato con identico orario, retribuzione e ferie. In un secondo momento introdusse la figura del dipendente marginale con bassi guadagni ma anche basso orario di lavoro, elevò il contributo all’assicurazione sanitaria dal 10 all’11 per cento della retribuzione lorda e l’obbligo del datore di lavoro di pagare il 2 per cento di tassa forfettaria sulla retribuzione lorda. Poi vi fu un ulteriore intervento con un’unificazione dei contributi assistenziali verso il basso ai disoccupati di lungo periodo ai quali si mantenne il contributo per l’abitazione e l’assistenza sanitaria, si introdusse l’obbligo dei disoccupati di accettare la prima proposta di lavoro pena la perdita di ogni sussidio, si completò il passaggio di competenze sull’intermediazione dei disoccupati dalle diverse autorità locali all’Agenzia federale.

Vedo tre enormi difficoltà. La prima riguarda l’ulteriore segmentazione dei contratti di lavoro. Già il sindacato, soprattutto la Cgil, ha contestato il decreto Poletti, figuriamoci l’introduzione della figura del lavoratore marginale. La seconda riguarda, e qui vedo lo scoglio più duro per i conservatori del sindacato, la nazionalizzazione e pubblicizzazione della formazione lavoro. Immagino le reazioni e le grida manzoniane. La terza sull’articolo 18 che in Germania non esiste e che qualora si unificassero i lavoratori attraverso una sorta di contratto unico sparirebbe nella forma odierna. Noi che siamo coi socialisti e socialdemocratici europei, e non coi conservatori dell’ideologia del lavoro che non c’è, spezziamo una lancia in favore di Renzi. Se un moderno mercato del lavoro deve esistere in Europa che lo si introduca anche in Italia, ma all’orizzonte molte nubi si addensano e all’opposizione del salotti romani della quale abbiamo parlato ieri si abbinerà quella dei professionisti del sindacato stile anni settanta. Sensibile alla difesa di tutti i diritti tranne quello essenziale e garantito dall’articolo uno della Costituzione, cioè il diritto al lavoro. Basterà l’amico Landini a fugare i dubbi suoi e dei suoi amici?

Leave your response!

Add your comment below, or trackback from your own site. You can also subscribe to these comments via RSS.

Be nice. Keep it clean. Stay on topic. No spam.

You can use these tags:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

This is a Gravatar-enabled weblog. To get your own globally-recognized-avatar, please register at Gravatar.