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Amato e il fronte meno amato…

20 dicembre 2014 1.002 views 5 CommentsStampa questo articolo Stampa questo articolo

Giuliano Amato, ma sì, diciamo subito che sarebbe un ottimo presidente della Repubblica. Come lo sarebbe anche, sia pure su diverso fronte, Rodotà. Certo la nostra preferenza va a Emma Bonino. Siamo consapevoli che potremmo segnare un punto a nostro favore. I nostri vogliono giocare una partita? Penso di sì. Qualcosa seminammo in due del Nuovo Psi in occasione della prima elezione di Napolitano. Divenimmo parte di un più ampio fronte che allora sosteneva D’Alema con De Michelis in testa. Massimo non passò, ma la nostra parte fu riconosciuta come fondamentale. Perché un’elezione del presidente della Repubblica è in fondo un grande circo, dove ognuno si porta il suo spettacolo, se ce l’ha.

Questa di gennaio-febbraio sarà un’elezione davvero difficile. Mai si era visto in passato un quadro politico così sfilacciato, partiti così divisi, così tante vendette da consumare. Proviamo a immaginare tre possibili scenari. Il primo, ma non lo vedo probabile, è che il patto del Nazareno si proietti anche sul presidente della Repubblica. Dunque che Renzi e Berlusconi, come in fondo tentò di fare Bersani alla prima votazione su Marini, scelgano un nome da votare. Non vedo il motivo per cui la minoranza interna al Pd e i dissidenti di Forza Italia non dovrebbero anche in questa occasione cecchinare la scelta. Molto difficile un produttivo accordo al primo voto.

Diciamo allora che nelle prime tre votazioni si scelgano, come si fece più volte in passato, candidati di bandiera e l’accordo scatti alla quarta votazione. Basta la maggioranza semplice. Dubito però che possa bastare il solo Pd, dove l’opposizione interna è determinante. In questo caso Renzi può credibilmente tentare un accordo o con Berlusconi, e il nome di Amato potrebbe essere il più indicato, ma la Lega, della quale ormai Berlusconi non può certo ignorare l’esistenza, si metterebbe di traverso, o con Sel e qualche grillino dissidente, o con tutto il loro gruppo, e magari potrebbe pure tornare fuori il nome di Rodotá. Dubito però che in questo caso non si mettano di traverso quelli del Nuovo centrodestra, determinanti nel sostegno al governo.

Ma c’è un terzo scenario possibile, anzi secondo me addirittura probabile. E cioè che le elezioni del presidente si trasformino in una guerra tra renziani e antirenziani. Dunque che si possano anche alleare tutti coloro che intendono mettere sulla graticola il giovin signor fiorentino. Se consideriamo la minoranza del Pd e la sommiamo a tutte le opposizioni, magari depurate da Berlusconi e da qualche suo fido, si potrebbe raggiungere la maggioranza. Seppellendo ad un tempo il patto del Nazareno e i due contraenti. Un risultato proficuo per i loro agguerriti avversari. Perché sia chiaro, in questo Parlamento esiste una maggioranza a voto palese che non esiste più a voto segreto. Come la rielezione di Napolitano, nonché l’elezione dei giudici del Csm e i componenti della Corte, palesemente dimostrano. Se l’opposizione a voto segreto sapesse trovare un unico candidato potrebbe addirittura eleggersi un presidente della Repubblica. Con conseguenze politiche davvero traumatiche.

5 Comments »

  • Miserere said:

    Caro Mauro,
    non siamo ancora un Paese così avanzato da mandare una donna, pur se brava e carismatica come la Bonino, a ricoprire un ruolo istituzionale cosi alto.

  • Giuseppe Taglia said:

    Egregio Del Bue,

    come sempre accade, anche l’occasione dell’elezione del Capo dello Stato è un braccio di ferro tra vari contendenti. Ma appassiona proprio per questo.

  • Rossi M. said:

    E’ probabile che, come accenna lei, che si assisterà ad un duello all’ultimo respiro tra forze avverse all’interno del PD. Renzi è avvisato.

  • Sardigna said:

    Secondo me avranno ancora bisogno di Berlusconi, e la compiacenza nascosta della Lega. Vedrà se non andrà a finire in questo modo.

  • Gobbi U. said:

    Garantire per un candidato ad un ruolo così importante se pur solamente rappresentativo è una grande responsabilità per un partito politico. Per questo bisogna rifletterci su bene.

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