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Cinquant’anni fa Giuseppe Saragat presidente della Repubblica

22 dicembre 2014 1.037 views 2 CommentsStampa questo articolo Stampa questo articolo

Confesso che da ragazzo qualcuno dei miei amici della supponente sinistra mi appellava, cercando di denigrarmi, proprio con un “Saragat”. Ero un giovane socialista autonomista e nei primi anni settanta dunque nenniano. Però per calcare la mano mi facevano diventare Saragat. La storia fa giustizia. E adesso quella che allora era ritenuta un’accusa è invece divenuto titolo di merito. Adesso tutti vorranno ricordare Saragat, nel cinquantennio della sua ascesa al Quirinale, il primo socialista, il secondo sarà Pertini, ad ascendere al soglio di presidente della Repubblica. Giuseppe Saragat era torinese di nascita, ma sardo di radici. E del piemontese aveva certo anche l’inflessione. Si era avvicinato al socialismo umanitario e riformista di Turati, Prampolini e Treves e aveva aderito, dopo l’espulsione dei riformisti dal PSI, nell’ottobre del 1922, al neonato Psu, primo segretario del quale era Giacomo Matteotti. Tre anni dopo Saragat fu eletto nella direzione nazionale del partito.

Avversario del nuovo regime, scelse, come Turati e Nenni, la via dell’esilio nel 1926, espatriando prima in Svizzera e poi in Austria. In quest’ultimo paese venne a contatto col filone dell’austromarxismo, in particolare quello di Otto Bauer, che conciliava una particolare interpretazione dei sacri testi marxiani con l’umanitarismo socialdemocratico. Ne sarà influenzato per tutta la vita. Quando si spostò a Parigi collaborò con Nenni per la riunificazione dei due filoni del socialismo che si concluderà nel 1930 con la fondazione del nuovo partito unificato, sotto la vigile e paterna benedizione dello stesso Filippo Turati, alla quale non aderirono una parte di massimalisti guidati da Angelica Balabanoff, che poi cambierà opinione e diventerà sostenitrice della scissione di Saragat nel 1947.

Anche Saragat, e non solo Nenni, aderì con convinzione alla prima firma del patto di unità d’azione coi comunisti sottoscritto in Francia nel 1934 dopo che anche i due partiti francesi avevano fatto altrettanto. Ma la sua posizione era più sfumata e preoccupata di mantenere l’autonomia del partito. La prima vera divisione politica, dopo che i processi di Mosca dell’anno prima erano stati condannati da tutto il Psi, fu il giudizio sul patto tra Berlino e Mosca del 1939, che aprì la porta alla seconda guerra mondiale, dopo la sparizione della Polonia tra Hitler e Stalin. Nenni fu costretto a dimettersi da segretario, e lo sostituì una triade composta da Angelo Tasca, da Oddino Morgari e dallo stesso Saragat, che fece subito decadere il patto d’unità d’azione coi comunisti. D’altronde costoro, difendendo a oltranza, con la sola eccezione di Terracini, il patto russo-tedesco, finivano per rifiutarsi di combattere il nazismo equiparandolo alle democrazie occidentali, ormai ridotte alla Francia e alla Gran Bretagna.

L’operazione Barbarossa del 1941 finì per risolvere questa divaricazione e Nenni poté riprendere la guida del partito, Saragat rientrò in Italia dopo la caduta del fascismo e per combattere contro il regime che rinacque a Salò come repubblicano. Arrestato e consegnato alle autorità tedesche venne rinchiuso nel carcere romano di Regina Coeli, dove divise la cella con Sandro Pertini. Riuscì ad evadere, insieme a Pertini, grazie a un gruppo di partigiani che falsificarono un ordine di scarcerazione il 24 gennaio 1944 e si trasferì a Milano, dove continuò l’attività clandestina. Fu ministro nel 1944 durante il governo Bonomi II e nel 1945 fu anche ambasciatore a Parigi per un brevissimo periodo.

Nel Partito socialista, che era intanto rinato come Psiup, Saragat capeggiò la corrente antifusionista e poi autonomista che nella primavera del 1946 conquistò la maggioranza del partito eleggendo segretario Ivan Matteo Lombardo e mettendo clamorosamente in minoranza Nenni, Morandi e Basso. Le elezioni del giugno del 1946 segnarono, con la vittoria repubblicana al referendum, l’imprevista supremazia nella sinistra dei socialisti (oltre il 20%) sui comunisti (poco più del 18%). Ma l’iniziativa comunista fuori e dentro il Psiup, nonché l’isolamento e anche la scarsa attitudine al lavoro organizzativo della nuova segreteria, offrirono l’opportunità della rivincita alla sinistra socialista che si riprese il partito nel gennaio del 1947 al congresso di Roma. Saragat, coi giovani di Iniziativa socialista, che contestavano da sinistra il Pci, attuò la scissione alla quale alla fine aderirono anche i vecchi socialisti riformisti. Nacque il Psli, Saragat si dimise da Presidente della Costituente, e alle elezioni del 1948 presentò la lista di Unità socialista conquistando un buon sette per cento dei voti, mentre i nenniani vennero distrutti nel Fronte popolare.

Saragat divenne il laeder del Psli, unico partito italiano dell’Internazionale socialista, che nel 1952, dopo l’unificazione coi socialisti di Romita, prenderà il nome di Psdi. Saragat, come Nenni, fu un leader democratico. Entrambi furono più volte in minoranza nei loro rispettivi partiti. Saragat e Nenni finirono entrambi in enorme difficoltà dopo l’incontro di Pralognan dell’agosto del 1956, successivo al primo distacco di Nenni dai comunisti, che divenne ancora più netto dopo l’invasione dell’Ungheria dell’autunno. L’unificazione, per i constasti interni ai due partiti e soprattuto al Psi fino alla scissione del Psiup avvenuta a seguito dell’adesione del Psi al primo governo di centro-sinistra, dovette aspettare altri dieci anni e dopo le elezioni del 1968, il cui risultato del partito unificato (il 14,8%) fu giudicato insoddisfacente, scattarono come molle gli immancabili dissensi interni.

Saragat, intanto, il 29 dicembre del 1964 era stato eletto presidente della Repubblica, dopo le dimissioni di Antonio Segni per motivi di salute. Sul suo nome si erano concentrati anche i voti dei comunisti che avevano chiesto e ottenuto la grazia dell’ex partigiano Moranino, allora in Ceslovacchia, assieme ad altri ex partigiani. Il settennato di Saragat fu tra i più difficili. Venne segnato dalla contestazione giovanile e poi operaia, dai tentativi di colpo di stato, dalla strage di piazza Fontana e dall’inizio della cosiddetta strategia della tensione. Il Quirinale fu sempre un lucido punto di riferimento democratico. Sul piano poltico Saragat fu a difesa del governo di centro-sinistra e del disegno dell’unificazione socialista che prevedeva Nenni alla presidenza. Gli avversari dell’unificazione alla fine prevalsero e Nenni e gli amici di Saragat finirono in minoranza nel luglio del 1969 trovandosi, poi ciascuno di loro, in minoranza nei rispettivi partiti, Nenni nei confronti di De Martini e Mancini e Saragat nei confronti di Ferri e poi anche di Tanassi.

Gli ultimi anni di Giuseppe Saragat furono vissuti tra la consapevolezza della vittoria storica delle sue idee e il fallimento politico del suo piccolo partito. Dopo l’avvento di Craxi alla guida del Psi lo spazio del Psdi finì gradualmente per restringersi. Craxi ebbe più volte a dire che sarebbe stato onorato di costruire un partito con Saragat alla presidenza (Nenni era morto il primo giorno dell’anno del 1980), ma mentre si gettavano le basi per un’operazione politica che poi sfocerà nel 1989 nell’ingresso nel Psi di numerosi esponenti del Psdi, Saragat si spense a Roma l’11 giugno del 1988. Le sue coordinate furono giuste. Un’idea di socialismo strettamente legato alla democrazia, la contestazione del comunismo sovietico e l’equiparazione del fascismo e del comunismo come regimi totalitari, la scelta di governare il paese per introdurre elementi di giustizia sociale assieme alla Dc, nei governi di centro, fino a che i socialisti erano strettamente legati ai comunisti, nei governi di centro sinistra, quando i socialisti si staccarono dai comunisti. L’unica sua idea che purtroppo non si realizzò fu quella di creare in Italia una grande socialdemocrazia di stampo europeo. L’unificazione fallì e il suo partito oscillò sempre attorno al 4-6 per cento. Il particolare comunismo italiano, prima di stampo togliattiano e poi berligueriano, la sindrome di Stoccolma dei socialisti italiani che si divisero sempre sul tema dei rapporto col Pci, l’ostracismo della Dc alla nascita di un’alternativa realizzabile e di stampo socialista e democratico, a tal punto che al suo interno non furono mai di scarsa rilevanza le componenti che preferivano il dialogo col Pci, fecero fallire il progetto. Che anche oggi sembra morto e sepolto e sostituto da un nuovo progetto senza storia e identità.

2 Comments »

  • Badoini said:

    Saragat è ricordato ancora oggi perché durante la sua presidenza fu testimone di incredibili rivolgimenti sociali e dovette anche assistere le spoglie di vittime dei primi attentati insurrezionalisti.

  • Riani said:

    All’epoca ricordo che veniva deriso. Alla luce della pochezza dei nostri rappresentanti di oggi, Saragat sarebbe oggi uno statista di grande livello istituzionale.

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