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Quanti Pinocchi ci sono in giro…

5 febbraio 2015 899 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Sergio Mattarella, dice Claudio Martelli, non va santificato. Il fratello Piersanti è vittima della mafia. Che stava però nel suo stesso partito con Ciancimino e Lima. Per Pio Latorre il padre Bernardo avrebbe consentito il transito della vecchia organizzazione alla nuova attraverso la Dc. Queste non sono affermazioni leggere, ma sottoscritte da un ex ministro della Giustizia che ha avuto il merito di introdurre i provvedimenti più duri contro la malavita di stampo mafioso. E per questo è stato a lungo minacciato e protetto. Sulla santificazione di Mattarella si sono distinti in tanti. In particolare sul suo disinteresse alla poltrona e dunque sulla sue decantate dimissioni da ministro del governo Andreotti nel luglio del 1990.

Ricordo bene come andò quella vicenda legata al voto di fiducia sulla legge Mammì che per la prima volta legalizzava l’emittenza televisiva privata. Naturalmente oggi nessuno la metterebbe in discussione. Ovviamente nemmeno Mentana e Formigli, nemmeno Santoro, o Travaglio, che grazie a quella legge sono oggi autorevoli e ben remunerati giornalisti televisivi. Allora scoppiò il finimondo e visto che esistevano dissensi tra De Mita e Andreotti, il primo diede ordine ai suoi ministri di dimettersi. Cosa che fecero Martinazzoli, Fracanzani, Mannino, Misasi e appunto Mattarella. Dunque non si dimise il solo Mattarella, a causa di un impulso morale, ma se ne andarono cinque ministri dopo una riunione di corrente. Così per precisare.

Maria Elena Boschi ha battezzato il nuovo presidente della Repubblica come un rottamatore. Mattarella è stato per venticinque anni parlamentare, prima della Dc, poi del Ppi, della Margherita e del Pd. È stato ministro con Goria, De Mita, Andreotti e D’Alema. Non capisco perché lui sia un rottamatore e di cosa. Non certo di se stesso. E perché non lo sarebbero allora anche Amato, D’Alema, Veltroni o la Finocchiaro. Misteri della Boschi. Anche sul Nazareno sono iniziate le grandi bugie. Non ho mai pensato che quel patto fosse scritto come una tavola di Mosè. E mi hanno sempre fatto sorridere coloro che ne chiedevano la visione e la pubblicazione. Come se esistesse un testo in un misterioso nascondiglio. Il patto tra Renzi e Berlusconi era un nuovo clima. Un rapporto che sapientemente Renzi aveva intessuto col suo generoso partner. Non mi si dirà che la legge elettorale partorita all’inizio sia la stessa votata al Senato? C’erano collegi bloccati, c’era il premio alla coalizione, c’era lo sbarramento al 5 per cento e addirittura all’8 fuori dalle coalizioni e potrei continuare.

Era un patto sulla fiducia, che prevedeva la possibilità di patti successivi su modifiche successive. Ma il vero patto era fondato sul sostegno al governo in caso di fiducia. Con il venir meno di senatori di Forza Italia per consentire un margine di sicurezza al voto. La spaccatura del Ncd e il disimpegno di Forza Italia, mettono il governo in una situazione affatto nuova. Come è evidente Renzi ha già i sostituti e una maggioranza al Senato la troverà certamente. Gli italiani vanno sempre in soccorso dei vincitori. Si è già creata una sorta di associazione di responsabili che ricordano quelli berlusconiani. Non a caso l’Espresso sostiene che tra i franchi sostenitori di Mattarella ci siano anche Razzi e Scilipoti. Vecchio sangue non mente. Però non raccontiamo bugie. Questo sarebbe un cambio di maggioranza. Alfano diventa sempre più come quel giornalista iracheno che mentre gli americani stavano arrivando a Bagdad sosteneva che il territorio era sotto controllo. Ha votato un presidente sotto pressione, ha un partito crollato nei sondaggi e diviso in due. È stato dichiarato un perditempo. E adesso non è più nemmeno determinante. Non può uscire dal governo perché si ritroverebbe tra le braccia di Berlusconi che a sua volta è stato scaricato da Renzi e finirà tra le braccia di Fitto o dei quarantenni. Ma si dai, Pinocchi sì, ma davvero devastanti questi renziani…

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