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I settemila furbetti del cantoncino

9 febbraio 2015 793 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Una volta in Svizzera gli italiani andavano per lavorare. Magari anche adesso, soprattutto i giovani. Ma non parliamo di loro. Quel che è emerso dai file segreti divulgati dalla banca Hsbc è la presenza tra i ben centomila clienti con conti privati, dal re del Marocco alle star di Hollywood ai campioni dello sport, di settemila italiani. Si precisa che non tutti hanno commesso reati. Ma è evidente che almeno la gran parte ha depositato i propri soldi in quella banca per evitare di pagare il fisco. La divulgazione è frutto delle ricerche della International Consortium of Investigative Journalists, che ha sede a Washington. Già nel 2010 la Francia aveva distribuito la cosiddetta lista Falciani (l’ex dipendente della banca Hervè Falciani aveva consegnato alle autorità francesi un elenco di tremila nomi di evasori francesi) e questa era stata consegnata anche agli altri paesi affinché verificassero le posizioni dei loro cittadini. Questo è avvenuto anche in Italia e alcuni personaggi sono stati indagati per frode fiscale.

Le nuove rivelazioni rivelano un potenziale di evasione e di frode fiscale mastodontico. Secondo i calcoli si potrebbe trattare di una evasione di 180 miliardi di euro. Attendiamo naturalmente di conoscere i nomi dei nostri emigrati fiscali nella terra di Guglielmo Tell. Già sono state vagliate le posizioni di Flavio Briatore, di Valentino Rossi, dello stilista Valentino. L’impressione è che la lista dei settemila italiani sia composta dal gotha del mondo economico e finanziario, oltre che dal mondo dello spettacolo e dello sport. La rivelazione potrebbe aprire nuovi scenari, perché sia ben chiaro, portare soldi in Svizzera, come a Montercarlo, non significa solo evadere ma anche frodare il fisco italiano. Parallelamente si potrebbero certificare le nuove nazionalità. Che un imprenditore italiano assuma la nazionalità svizzera, ed è capitato a uno tra i più famosi, è solo un paravento e il governo svizzero non lo può ignorare.

Resta sullo sfondo il tema del debito pubblico, con le norme del trattato di Maastricht, ci incalzano la situazione di difficoltà nella quale molti paesi si trovano e la disoccupazione di massa, soprattuto giovanile in cui ci arrabattiamo non solo noi italiani. Sia ben chiaro, evadere e truffare il fisco è sempre molto grave, ma lo diventa ancora di più se come conseguenza di tale reato, si creano danni e drammi sociali. Se il peso di questa insopportabile e presunta furbizia si scarica sulle tasche di un intero paese e in particolare di chi si trova in forte difficoltà a vivere una vita decente. C’è nell’atteggiamento di questi furbetti del cantoncino svizzero una doppia colpa. Quella di arricchirsi illecitamente, togliendo allo stato italiano risorse dovute, ma c’è oggi una responsabilità ancora più grande. Quella cioè di favorire così la miseria dei propri concittadini. I quali ultimi avrebbero tutto il diritto di rifarsi su di loro.

Una volta si pensava che fosse un segno distintivo avere qualche conto in Svizzera. Era normale evadere il fisco. D’altronde era così anche nella vita di tutti i giorni, e magari è ancora così. Ricordo che quando ero parlamentare i ristoranti romani non presentavano quasi mai la ricevuta fiscale e nessuno la pretendeva. Ricordo che i taxisti chiedevano se ne avevi bisogno e tu avevi l’impressione che pretenderla fosse un atto di arroganza. La piccola evasione di massa ha ingigantito il debito. Anche grazie a un costume solo italiano di considerare lo stato come un estraneo e l’evasore come un amico. Qui siamo di fronte a un fenomeno ancora più grave. L’evasione dei ricchi è moralmente ben peggio di quella dei taxisti e dei barbieri. Forse costoro ne avevano bisogno per sopravvivere o per concedersi qualche piccolo lusso. I ricchi no. Lo hanno fatto per arricchirsi ancora di più. E questo è ignobile e irresponsabile. Soprattutto oggi.

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