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Seconda serata. Sanremo non prende Il Volo…

13 febbraio 2015 677 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

“Da un amore così grande”, il tormentone di Mario Del Monaco, ad un “Amore grande” dei tre tenorini de Il Volo. Neanche un particolare sforzo di fantasia. Il trio dei giovani dal facile do di petto, scoperti da Antonella Clerici, si presentano sul palco dell’Ariston con un pezzo melodico con tanto di ritornello a toni acuti, tutto ritagliato per l’estensione vocale dei tre ragazzi, uno dei quali in odore di compleanno. L’Ariston risponde con un boato, più per la loro forza che per la canzone che è vuota e deja vu. Loro sanno come estendere la vocalità, come cantare sul fiato, come toccare le note giuste, intonatissimi. Ma sanno anche cantare? Cantare, cioè esprimersi attraverso la musica.

Tecnicamente ineccepibili, ce ne fossero, mancano certo di spontaneità e raramente ti toccano la corda dei sentimenti. Prendo sempre ad esempio il cantante con meno voce che io ricordi, Joao Gilberto. Si accompagnava con la sua chitarrina, con una voce esile, appena mormorata, sembrava lì lì per emettere l’ultimo respiro e andarsene per sempre. Soffocava le note. Ma che brividi, che intensità, che commozione. Cantare significa trasmettere emozioni, e questo può avvenire con voce, ma anche senza voce. Le esagerazioni, le prove di forza, i toni sempre marcati e sempre uguali, a me non provocano nulla, se non il desiderio di abbassare la televisione.

È stata la serata del bravo Biagio Antonacci, che ha presentato alcuni sui brani, senza calze, e con grande professionalità. La sua interpretazione di “Tu dimmi quando” di Pino Daniele è stata davvero toccante. Abbiamo capito cosa può fare la Rocio, la bella valletta spagnola, che pensavo chiamata solo per il suo bell’aspetto, ma bello davvero. Balla, anche, e bene. Si vede che ha studiato. Delle altre due ho già detto. La donna dalla voce rauca e Scaramacai hanno confermato pregi e difetti.

Nina Zilli si è presentata con un pezzo discreto e cantato bene. Meglio il brano di Raf, con le sue solite ondulazioni vocali, ma interpretato come peggio non si poteva. Che dire di certo Fragola, che ha imperversato sui social. Boh, magari vincerà Sanremo. Personalmente ho sentito solo stonature e note raffazzonate. Simpaticissimi, ma troppo simil Cochi e Renato, i due Biggio e Mandelli con “Vita d’inferno”, che occhieggia a La vita l’è bela… Marco Masini é esattamente come venticinque anni fa. Coerente con se stesso, tranne che per i capelli alla Conte e la barbetta. Toccato anche lui da qualche maldicenza, si ripresenta a Sanremo con un pezzo che sembra uno dei suoi tanti di successo. Chi dice che per far centro bisogna rinnovarsi?

Anche in epoca di rottamazione può uscire un Mattarella qualsiasi. D’altronde Masini ha già vinto il Festival nel 2004 ed era retrò da qualche anno. Dicono che Anna Tatangelo rischi l’eliminazione e un fremito al cuore ci ha colpito. Chissà che dolori per la signora D’Alessio… Il bravo intrattenitore Carlo Conti ha fatto di tutto, sempre con il suo stile da Radio dj. Un rullo di toccate e fuga. Anche con Charlize Theron. Stupenda come sempre, e strapagata per confessarci che l’Italia è la sua terza, non seconda, patria. E per ricordarci anche che il fidanzato l’aspetta a casa. Ansimante e fremente di desiderio, almeno così saremmo noi…

Viva Nibali che almeno ci ricorda che il ciclismo italiano crea campioni e che in Francia stavolta abbiamo vinto noi “coi francesi che s’incazzano e i giornali che svolazzano”. Novità per novità evviva anche alla donna barbuta, che una volta sarebbe sempre piaciuta. Ma così è troppo. Stona quel Giletti sempre sorridente, in frack in prima fila. Il difensore degli operai e dei minatori dagli sprechi dei politici, che si è recentemente accoppiato con una della casta politica, si è così mostrato come uno dei prodotti più genuini della casta dello spettacolo. Appena finito il recital tutti al ristorante con pesce fresco e champagne. Per i minatori del Sulcis rinvio alla prossima trasmissione.

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