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Il 12 luglio del 1916 fu impiccato il socialista Cesare Battisti

13 luglio 2015 530 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Cesare Battisti era nato a Trento nel 1875, quando la città era in territorio austriaco. Aveva però studiato in Italia, frequentando la facoltà di Lettere all’università di Firenze assieme a Gaetano Salvemini e ai fratelli Mondolfo. Aveva poi continuato gli studi a Torino nel 1894 dove ebbe il primo contatto ufficiale coi socialisti italiani. La sua scelta di campo fu netta, approdò al socialismo e al marxismo, ma si abbonò subito alla Critica sociale di Turati e Kuliscioff, aderendo alla sua tendenza più gradualistica e democratica. 

A Trento, con altri giovani, dà vita al primo nucleo di socialisti organizzati. Nel 1897 si laurea a Firenze, mentre il movimento socialista cresce anche nel suo territorio con la nascita a Trento e poi a Rovereto della Camera del lavoro. Fonda e finanzia il nuovo giornale Il Popolo. Promuove l’Università italiana in Austria. Nasce con lui il movimento irredentista. Elabora la sua via dell’annessione all’Italia, accusa però l’Italia di una linea arrendevole rispetto al triplicismo (l’alleanza tra Italia, Austria-Ungheria e Prussia). Evidente che la firma da parte dell’Italia dell’alleanza con l’Austria rendesse vano ogni tentativo di italianità sul territorio trentino. Battisti, come Guglielmo Oberdan, il triestino che finì impiccato per cospirazione contro l’imperatore d’Austria nell’ottobre del 1882, sarà apertamente antiaustriaco.

Nel 1911 è candidato alle elezioni politiche (in marzo era stato rieletto al Consiglio comunale di Trento), viene eletto ed entra al parlamento di Vienna per combattere dall’interno la sua battaglia per la causa trentina. In Italia nel 1914 e nei primo mesi del 1915 propaganda l’intervento con una sfilza di comizi. Arruolatosi come tenente per il suo sprezzo della vita riceve nell’agosto del 1915 un encomio solenne. Viene poi fatto prigioniero nella battaglia sul Monte Corvo assieme al sottotenente Fabio Filzi, poi condannato e impiccato per alto tradimento al castello del Buon Convento di Trento il 12 luglio 1916. Di Battisti, oltre alla fede socialista, va ricordato non solo il coraggio e il disprezzo per la morte, ma quel suo interventismo non solo irredentista, cioè collegato all’italianità del suo territorio, ma democratico e progressista che lo unì a tanti socialisti riformisti, come Leonida Bissolati e ad altri che del Psi saranno leader, come Pietro Nenni e Sandro Pertini. Oggi si è soliti superficialmente esaltare solo il neutralismo e il pacifismo dei socialisti. Ma non può essere dimenticato quell’interventismo che concepiva la lotta contro le potenze centrali come una battaglia di democrazia e di libertà.

La scelta di campo, peraltro già anticipata dai figli di Garibaldi che si arruolarono volontari per combattere coi francesi nelle Argonne, come fece il vecchio generale quando accolse l’invito di combattere a fianco dei francesi contro l’invasione prussiana del 1870, era un grido di allarme e di discesa in campo che convinse un’intera generazione di giovani e anche di giovanissimi ad arruolarsi, a combattere e anche a morire per l’Italia. Se questa istanza fosse stata tenuta presente dai socialisti nell’immediato dopoguerra senza calpestarla coi nuovi miti rivoluzionari bolscevichi, se il rispetto per loro e la condivisione a schierarsi per la difesa dell’Italia invasa che manifestò lo stesso Filippo Turati dopo la dèbacle di Caporetto (per questo il leader riformista fu processato dal Congresso del Psi del 1918) fosse stata di tutti, forse il destino dell’Italia non si sarebbe colorato di nero.

Tra loro, tra questi eroi, un nostro compagno, insigne, orribilmente impiccato come traditore, ma che in realtà non aveva mai tradito il suo paese, cioè l’Italia, quel Cesare Battisti, che in troppi della sinistra “pura” hanno scientemente dimenticato e che invece noi intendiamo ricordare con gli onori che merita a novantanove anni dalla morte.

Mauro Del Bue

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