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Mamma li turchi…

26 Luglio 2015 1.010 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Finalmente la Turchia si muove. Dopo due stragi, l’ultima quella quella dei giovani socialisti al confine con la Siria, finalmente Ankara ha inviato alcuni caccia a bombardare postazioni dell’Isis, provocando, secondo le fonti ufficiali, trentacinque morti tra i terroristi islamici. Per riequilibrare l’azione la Turchia ha però contestualmente condotto azioni militari contro i curdi. La Turchia aderisce da tempo alla Nato e la sua posizione, al confine con l’Est, era per gli Usa strategica anche per la ubicazione dei suoi missili. Che Obama abbia telefonato al presidente turco per incitarlo ad una posizione più decisa contro l’Isis, non sarà stato certamente ininfluente rispetto alle decisioni assunte.

Resta il contesto dei “paesi canaglia” che restano su posizioni almeno ambigue, se non di aperta complicità con il terrorismo islamico. Sarebbe giusto ricordare, almeno fino a ieri, proprio la Turchia, che considera i curdi, in particolare i guerriglieri del Pkk, i nemici principali e la loro sconfitta essenziale per la sicurezza del paese. E che dunque, almeno fino a ieri, giudicavano l’Isis quasi come un alleato, in base al vecchio detto: “i nemici dei miei nemici sono miei amici”. Il sia pur parziale ravvedimento di Erdogan può segnare una svolta. Soprattutto se essa segnerà una fase continuativa e se verrà accompagnata da un adeguato servizio di controllo per tutti coloro che continuano a transitare dalla Turchia per arruolarsi in Siria con gli eserciti islamici.

Se il ruolo della Turchia è strategico, non si può dimenticare quello dell’Arabia Saudita con la quale gli Stati Uniti hanno rapporti economici e politici eccellenti. Perché Obama una telefonatina non la riserva anche al presidente saudita? L’Arabia Saudita è il paese più integralista della regione, dove sono vietate altre professioni di fedi che non siano quella islamica, una teocrazia che si basa su leggi medioevali. Altro che guerra per la democrazia, della quale si è fatto sfoggio per giustificare l’intervento in Iraq… L’Arabia Saudita ha pozzi petroliferi pregiati e questo può condizionare l’atteggiamento occidentale. Ma se il nemico numero uno è l’Isis, che ha dichiarato guerra alla nostra civiltà, perché gli Usa non intervengono anche sul governo saudita?

Infine la tragicomica situazione libica. Coi due governi che si osteggiano e si combattono. E che un povero mediatore Onu non riesce a riunificare. Anzi, che il suo apporto si sia rivelato oltremodo improduttivo, è provato dal rapimento dei quattro tecnici italiani della Bonatti, che sarebbe stato promosso da una tribù islamica vicina al governo di Tunisi, cui si contrappone quello più morbido di Tobruk, che ha subito condannato il rapimento. Costoro dovrebbero essere nostri alleati nella guerra all’Isis che sta devastando parte del terrorismo libico. Non tiene dunque la giustificazione di una qualche sottovalutazione, o distrazione, rispetto al fenomeno. Il fatto è che i governi, o almeno quello di Tunisi, non sono affatto nemici dell’Isis. Nel groviglio di bande e di banditi che infestano la Libia quello dell’Isis appare persino un governo stabile. Spero se ne rendano conto gli Usa, l’Europa, l’Italia, del pericolo che stiamo correndo.

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