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Il Pd partito di Renzi e Berlunguer

5 agosto 2015 589 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Il Pd sta ovunque tenendo manifestazioni, alcune anche con Sel, per ricordare e celebrare Enrico Berlinguer. Questo avviene mentre col consenso, anzi su iniziativa, di Renzi, ha ripreso la sue pubblicazioni L’Unità e al vecchio giornale comunista sono dedicate le feste del partito. La schizofrenia è evidente. Un partito che ha scelto il socialismo europeo, e che per aderirvi ha vissuto una lunga fase di problematica gestazione da un versante moderato, oggi risuscita, non già i maggiori protagonisti della storia socialista e riformista, da Turati, a Nenni, a Saragat, e lasciamo per un attimo fuori Bettino Craxi, ma un comunista, d’accordo anomalo, anche eurocomunista, ma certo mai socialista neppure nella versione più comoda e cioè europea, come appunto fu Enrico Berlinguer.

Anche L’Unità è stato un giornale comunista, fondato da Antonio Gramsci in polemica con le posizioni dell’Avanti e ispirato al soviettismo più dogmatico. Tanto che Occhetto, nella svolta del 1989, aveva ipotizzato non solo la modifica del nome del partito, ma anche quella del giornale, con quello, in verità tutt’altro che suggestivo, de “La novità”. Anche Occhetto non volle rifarsi a Berlinguer che di cambiare il nome del partito e di aderire all’Internazionale socialista non aveva mai minimamente neanche pensato. Eppure Occhetto viene oggi ignorato dal Pd, nonostante a lui e non a Berlinguer, si debba la nascita del Pds, che poi divenne Ds e che nel 2007 confluì con la Margherita nel Pd.

Perché oggi si riprendono i vecchi nomi e i simboli del comunismo? Perché a questo recupero non è estraneo lo stesso Renzi, che pur proviene da ben altra storia? Credo che il motivo sia semplice. Nel Pd è ancora radicata la componente che proviene dal mondo comunista. Renzi deve sostenere un duro scontro con un’opposizione che prevalentemente in quelle radici era vissuta. Il giovin signor fiorentino vuole aggirare la sua opposizione con una manovra di sentimental suasion della base ex comunista. E gli resuscita i vecchi miti, simboli e dirigenti. Anzi ha previsto una vera e propria divisione dei compiti. A lui la politica e il potere agli ex comunisti la storia.

Rintanandoli nell’archivio ha l’impressione di avere più chanches e meno fastidi. Sembra dire loro con un tasso di cinismo non indifferente: “Volete Berlinguer, eccolo. Volete L’Unità e io ve l’ho data. E io vi faccio pure i comizi alle feste de L’Unità. Che volete di più? Lasciatemi lavorare dunque”. Ho letto che Bersani non ci sta. Che adombra che dietro il richiamo al Vietnam ci sia la voglia di napalm. Addirittura. Dovrebbe però spiegarlo ai militanti che si godono le feste e l’Unità e che possono bearsi dei richiami a Berlinguer. Una volta una militante del Pci, dopo la svolta della Bolognina, disse (ero presente anch’io): “Ci sarà la festa dell’Unità quest’anno? Si, bé allora non è cambiato niente”….

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