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Da il Resto del Carlino: “Il mancato restauro di palazzo Brami-Gorini”

29 marzo 2016 697 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Lei, la nobile contessa Camilla Brami Ruggeri, nel Seicento proprietaria dell’omonimo palazzo che si innesta tra la via Emilia, via Boiardi e via Resti, era considerata una benefattrice. Era amica e sostenitrice del pittore Luca da Reggio a cui in tempi recenti la nostra città ha intestato un cavalcavia. Bastardi tempi moderni, in cui a un grande poeta cavalleresco hanno voluto dedicare un supermercato, mentre nell’ottocento intestavano un teatro. A lei Alessandro Tiarini, che di Luca da Reggio fu maestro, ha voluto dedicare un suo famoso ritratto. Oggi quel palazzo si trova in condizioni particolarmente delicate nell’impatto esterno. Perché, invece, mi precisa uno dei proprietari, il giovane e creativo Carlo Losi, che all’interno del vasto cortile del palazzo ha aperto un negozio in cui espone le sue composizioni artistico-floreali, sono stati già realizzati numerosi interventi di sostegno e di restauro. Questo palazzo, che oggi viene comunemente denominato “Brami-Gorini”, ha origini antiche. Una sua parte, quella che si affaccia su via Boiardi (allora via Polae) e l’attuale via Resti, è stata concepita nel Quattrocento, quando risulta che la famiglia Brami, una delle più ricche e potenti di Reggio, probabilmente anche di origine ebraica, iscritta all’arte degli speziali, era già proprietaria di diversi caseggiati nella via. Solo un secolo dopo Gian Giacomo Brami ottiene la facoltà di avanzare la facciata fino all’attuale via Emilia, che verrà realizzata per gradi. Tanto che possiamo distinguere le due parti anche nello stile. Su Via Resti la costruzione incastra tre archi preesistenti e probabilmente aperti al passaggio anche delle carrozze, in un percorso che dall’omonima via conduceva attraverso il cortile interno, fino al porticato prospiciente la via Emilia ed eretto successivamente. Quelle arcate, oggi incassate nel muro, ci forniscono una diversa direzione del palazzo, che era concepito da Sud verso Nord. Ad epoca cinquecentesca risale quel rilievo in massi tra via Boiardi e via Resti in bugnato rustico, unico, credo, in tutta la città. Ci sono poi proprietari di lusso e anche di nome. Il conte Antonio Brami, nel 1873, cedette la proprietà del palazzo al medico Giacomo Prandi e subito dopo lo stabile passò al notaio Jacopo Gorini, poi al figlio Enrico che sposò Margherita, figlia del pittore Cirillo Manicardi, il famoso ritrattista ottocentesco del mondo contadino, che da Gaetano Chierici aveva ereditato la forte sensibilità per la denuncia delle ingiustizie e dello sfruttamento da cui derivò la sua collocazione a fianco del socialismo di Prampolini. Ada Gorini, figlia di Enrico e di Margherita, diverrà la fidanzata dello scrittore Silvio D’Arzo (Ezio Comparoni) e solo la morte precoce di quest’ultimo impedirà le loro nozze. Per arrivare a Losi bisogna attendere la nascita, sempre dalla dinastia Manicardi, di Carlo, la cui figlia sposò Giuseppe Losi. Anche l’architetto Enrico Manicardi, già vice presidente della provincia, nipote di Cirillo, risulta così tra i proprietari del palazzo. Di certo abbiamo gli affreschi interni di Giovanni Giarola, nato a Fosdondo di Correggio nel 1529, che ritraggono la storia della vita di Abramo (di qui l’ipotesi di una origine ebraica della famiglia Brami). Questi sono stati poi portati, nel 1949, dopo un intervento del pittore Alfonso Govi, ai Civici musei. Il cortile ha invece subito un discutibile intervento dell’architetto Pietro Marchelli (Reggio E. 1806-Quattro Castella 1874) al quale si deve anche la progettazione del Foro Boario. Si tratta di un castelletto d’imitazione gotica con due torrette ottagonali. La parte più godibile dell’intero fabbricato è proprio quella più tarda, che si affaccia sulla via Emilia. Si tratta di una facciata con finestroni ornati e con fregi. In basso fuoriescono alcuni medaglioni di impressione mitologica. Resta il tema del restauro globale che tarda. Per ora sono state realizzate, oltre al completo rifacimento di tutte le unità immobiliari, la messa in sicurezza delle facciate sui tre lati, il consolidamento del cornicione e fregio su via Emilia e via Boiardi. La facciata sulla via Emilia è stata solo parzialmente ripulita da qualche intonaco cascante, ma resta densa di superfetazioni e di incrostazioni che l’abbruttiscono, nonostante si presenti come una delle facciate di maggior impatto di tutta la via Emilia. La parte su Via Boiardi andrebbe quantomeno ripulita e quella su via Resti anche, attraversata com’è da cementificazioni e da inconsueti annerimenti. I propositi ci sono, il Comune e la sovrintendenza dovrebbero fornire aiuti e supporti per ora mancanti. Chissà se qualcuno ha ben presente, nelle più o meno segrete stanze, il valore storico e architettonico di questo edificio…

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