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Lacrime di coccodrillo

21 maggio 2016 276 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

In poche circostanze, che io ricordi in nessuna, un leader è stato così unanimemente lodato da morto come Marco Pannella. Non Nenni, che pure aveva segnato la politica italiana dopo la sua profonda revisione del 1956, non Moro, che pure era stato assassinato dai terroristi divenendone la vittima eccellente, non Berlinguer, che aveva consumato lo strappo da Mosca nel 1981 e costruito un partito comunista originale. Eppure Nenni, Moro e Berlinguer rappresentavano partiti più o meno di massa, i tre partiti che avevano costruito l’Italia del dopoguerra, mentre Pannella, se si esclude la breve parentesi di quell’8 per cento peraltro ottenuto nel nome di Emma Bonino alle europee del 1999, non ha mai superato la soglia del tre per cento.

Eppure oggi anche quel 97 e più per cento che non votava Pannella, se non saltuariamente, lo piange, lo celebra, quasi lo santifica. Anche coloro che voltarono le spalle alla sua azione poltica, che restarono indifferenti ai suoi referendum, che ironizzarono sui suoi digiuni oggi lo elevano a simbolo vivente della lotta per le libertà. Questo credo dipenda essenzialmente da tre fattori. Due dei quali, come dire, oggettivi e comprensibili. Il primo è costituto dalla sua identità trasversale. Alleato col centro-destra, poi col centro-sinistra, più spesso sdegnosamente solitario, Pannella ha sempre anteposto la centralità dei contenuti al rispetto delle alleanze. Anzi ha sempre preteso la convergenza degli altri sui suoi contenuti, cioè sulle sue battaglie che lanciava periodicamente attraverso campagne specifiche. Non ha mai abbandonato nemici rancorosi, non ha mai contratto nuovi matrimoni indissolubili.

La seconda ragione è costituita dal suo modo di intendere la poltica. Ha ragione Claudio Martelli. Ci sono politici che si sono segnalati per le idee, altri per le realizzazioni, altri ancora sono diventati, come nel caso di Pannella, anche esempi di vita. Di vita vissuta cogli ultimi, sporcandosi le mani e la faccia, frequentando i bassifondi della società, i carcerati, i drogati, gli sfruttati, cercando e ottenendo anche la conversione alla sua non violenza degli ex terroristi e mostrando quella religiosità laica che lo poneva in netto contrasto con la Chiesa, ma, come i primi socialisti, in completa sintonia col messaggio cristiano. La sua campagna contro la fame nel mondo, richiamata anche da Giovanni Paolo II, la battaglia vinta per la moratoria delle esecuzioni capitali decretata dall’Onu e patrocinata da Nessuno tocchi Caino testimoniano come il suo non fosse solo messaggio di laicità ma anche di giustizia. In questo in sintonia anche con i valori del mondo cattolico. Amico del Dalai Lama e del Papa, proselite di Giordano Bruno e di tutti gli infedeli, non violento, ma non pacifista, amico di Muccioli e antiproibizionista convinto, liberale, liberista, laico, laicissimo, ma anche religioso con quella sua aria da profeta seguito dai suoi apostoli, non c’è nessuno che non abbia condiviso almeno una battaglia del ricco mosaico bellico del Marco magno.

Ma c’e un terzo elemento che vedo perfino più rilevante degli altri due. E si riferisce al solito complesso di colpa di fronte alla morte, che produce, in piena sintonia con il costume italico, le sempre scontate e stucchevoli lacrime di coccodrillo. L’Avanti lanciò circa due anni orsono la proposta al presidente della Repubblica di nominare Pannella senatore a vita. Napolitano e Mattarella devono spiegarci perchè non sia stato possibile. Dovrebbero esporre pubblicamente le ragioni di questo mancato e più che meritato riconoscimento. E coloro, quasi tutti, che non l’hanno appoggiata, a cominciare dal Pd e da Forza Italia, ma anche salviniani e grillini, dovrebbero illustrare i motivi della loro indifferenza. Coniugata coi penosi alti riconoscimenti postumi.

Sono insopportabili i pentimenti dopo la morte. Soprattutto di coloro (ricordo diverse circostnze) che hanno insultato, sputacchiato, minacciato Pannella in qualche manifestazione vetero sindacale. Anche perchè, come capita a chiunque, anche ai personaggi che, come Marco, passeranno alla storia, dopo qualche giorno, qualche settimana, qualche mese, di tutto ci si dimentica. Noi non vogliamo dimenticare. Faremo di tutto per ricordare Marco Pannella e lo strumentalizzeremo politicamente. Come lui stesso avrebbe desiderato, come lui stesso ci avrebbe chiesto di fare. Tenteremo, noi socialisti, radicali, laici, ambientalisti, liberali, cristiani, noi che vogliamo proseguire le battaglie di Marco che furono anche di un illustre e colpevolemente oscurato socialista come Loris Fortuna, di continuare a percorerre il cammino. Forse, cone diceva una vecchia massima ripresa da un musicista contemporaneo, “non c’è un cammino, c’è solo il camminare”. E allora noi dobbiamo oggi prendere il solenne impegno di camminare insieme. Cosi Marco Pannella e Loris Fortuna riprenderanno a vivere.

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