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Consiglio comunale di Reggio Emilia. Dimenticato Pannella, cittadinanza onoraria a Ocalan

25 maggio 2016 430 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Alquanto discutibile decisione congiunta del Consiglio comunale di Reggio Emilia. Nessuna commemorazione di Marco Pannella, leader della non violenza, e cittadinanza onoraria, sulla scia di quanto deciso nella Napoli di De Magistris, al leader curdo Abdullah Ocalan che, nella legittima e giusta lotta per affermare in diritti all’indipendenza del suo popolo, ha fatto uso più volte anche del terrore. E’ vero che la posizione di Ocalan, attualmente detenuto nelle carceri turche (anch’io mi auguro che possa essere liberato al più presto e che i negoziati tra Turchia e organizzazioni politiche del popolo curdo possano produrre risultati positivi, magari proprio nei termini di quella confederazione democratica e internazionale auspicata dallo stesso Ocalan), è cambiata e già nel 2006 egli ha chiesto al suo partito, il famoso PKk, di non fare uso della violenza se non in termini difensivi. Resta il fatto che quella è stata la sua pratica precedente, anche comprensibile in una situazione di lotta per l’indipendenza (Mazzini docet), ma non credo tale da essere presa a modello alla stregua di quella di un Nelson Mandela. Non penso che il Consiglio comunale di Reggio abbia scelto a sua ispirazione l’esaltazione di un metodo di lotta piuttosto discutibile e anche improduttivo, oltre che alquanto sanguinario, perché allora dovrebbe almeno togliere dalla sua facciata la bandiera arcobaleno della pace. Penso piuttosto che i consiglieri comunali dovrebbero studiare di più la storia e il carattere delle personalità politiche. E darsi un orientamento un po’ più coerente. Ad esempio a Reggio, anni orsono, è stata tolta l’intestazione di piazza del Monte a un grande italiano, socialista e patriota, come Cesare Battisti, del quale ricorre a luglio il centenario del martirio, mentre proprio di fianco resta invariata l’intestazione della vecchia via del teatro, poi Cavalotti, a Francesco Crispi, un ex garibaldino poi presidente del Consiglio tra i più reazionari e autoritari, che mise fuori legge le organizzazioni e i giornali democratici. Perché?

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