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Anche Prodi contro Renzi

22 giugno 2016 279 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Si può accusare il destino “cinino e baro”, si può colpevolizzare il popolo per non averlo capito, o sentenziare, come fece la Buonanima, che “governare gli italiani non è difficile, è inutile”. In effetti il governo Renzi cose ne ha fatte. Meritava di essere condannato dall’elettorato? Pensiamo agli ottanta euro (ormai diventa però una cantilena), al Jobs act, al taglio dell’Irap, alla detassazione delle prime assunzioni, alla Buona scuola, all’eliminazione dell’Imu sulla prima casa (un provvedimento a mio giudizio ingiusto perchè generalizzato). Pensiamo alla riforma del codice degli appalti voluta dal nostro Nencini e poi alla riforma elettorale, che personalmente ho sempre contestato, e alla riforma costituzionale con la fine del bicamerialsimo paritario e della folle riforma del Titolo V approvata dall’Ulivo. Anche se, per la verità, la riforma costituzionale dovrebbe essere compito del Parlamento e non del governo (ma per due volte era già andata cosi, ai tempi dell’Ulivo e della Casa delle libertà, e non può destare scandalo solo oggi).

Cos’é che non ha funzionato? E lo dico da uomo poltico che non ha mai apprezzato il cambio di maglia dopo le sconfitte e il rigeneratorio taglio della testa del tiranno (scommetto che la velocità del passaggio da Bersani a Renzi produrrà nei prossimi giorni, se non un altrettanto repentino passaggio all’indietro, un altrettanto rapido ingrossamento della pattuglia dei renziani “critici”). Non so come definire Prodi. Si dice che il professore sia ancora seccato della marcia dei 101 a cui Renzi, ma anche D’Alema, avrebbe recato un contributo. E che la sua candidatura a mediatore Onu in Libia sia stata giocata male volutamente. Resta il fatto che nell’intervista pubblicata su Repubblica l’ex presidente del Consiglio non risparmia frecce avvelenate al presidente del Consiglio, condensate in una sorta di scioglilingua: “Cambiare le politiche, non solo i politici. Se non cambiano le politiche, il politico cambiato si logora anche in due anni”.

Resta ignoto quali politiche Prodi si augura che cambino visto che molti mali italiani dipendono da quell’entrata italiana nell’euro che non può essere attribuita a Renzi. Oggi Renzi si trova più solo e l’unica cosa che immediatamete deve fare è di non trincerarsi coi suoi amichetti a discutere del nulla. Si apra a una riflessione a tutto campo per produrre anche un nuovo governo con personalità di primo piano, come fece Blair, che nel suo esecutivo non si portò dietro i suoi compagni di classe, ma economisti e politici di serie A. Lanci un programma economico e sociale, su questo Prodi ha ragione, per combattere le disuguaglianze (anche una patrimoniale sulle grandi ricchezze abbinata all’aumento delle pensioni minime, molto più urgenti degli ottanta euro per i ceti medi e dell’abolizione dell’Imu). Progetti un grande piano di opere pubbliche per creare nuova occupazione e far crescere il Pil, anche fuoriuscendo transitoriamente dai vincoli europei, che non costituiscono la linea gotica del virtuosismo.

Nencini, Alfano, Zanetti, non so Verdini, devono stipulare un patto politico. Sono in condizione di poterlo rendere efficace. Da loro dipende la permanenza in carica dell’esecutivo. E pretendano il cambiamento immediato della legge elettorale e non solo il trasferimento del premio dalla lista alla coalizione. Lo pretendano non tanto per un’assicurazione sul loro futuro, ma per evitare di offrire ai Cinque stelle la migliore delle leggi possibili. Sembra che l’Italicum sia stato studiato apposta per Grillo e compagnia. Sono, loro, l’unica forza non coalizzabile (e il premio l’hanno dato alla lista), sono il terzo polo che al ballotaggio può aggregare i consensi dell’elettorato degli altri due (e hanno inventato il doppio turno e il ballottaggio). Ci manca solo che scrivano un articolo dell’Italicum secondo il quale la vittoria è assicurata a un movimento che vanti nel simbolo un numero dispari di corpi celesti dotati di luce propria…

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