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Il 14 luglio soffocato nel sangue

15 luglio 2016 245 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

La festa della presa della Bastiglia è sacra in Francia. E’ il simbolo di quell’affermazione di libertà, eguaglianza, fraternità che è (o dovrebbe essere) alla base della nostra civiltà. Il barbaro attentato di Nizza, dove un tir guidato da un islamista, ha falcidiato, uccidendo anche con colpi d’arma da fuoco, centinaia di turisti che avevano appena assistito in Promenade des Anglais a una manifestazione di fuochi d’artificio, è un colpo al cuore, l’ennesimo, forse quello formalmente più duro, alla nostra convivenza. La Francia era appena reduce dal percorso di un campionato di calcio europeo gestito alla meglio, dove gli unici incidenti erano stati quelli scaturiti da qualche rissa tra tifosi. Poteva dunque tirare un bel sospiro di sollievo, alla luce dei rischi sventati.

Nessuno, invece, può allentare la morsa. Dopo Dacca, ecco Nizza. Dalla ferocia fanatica e primordiale di islamisti che torturano e uccidono coloro (tra i quali molti italiani) che non conoscono il Corano, l’Isis, o qualche sua cellula che agisce per conto suo e della quale l’organizzazione s’intesta l’attentato, colpisce gli innocenti di Nizza. Le prime notizie parlano di 83 morti e di centinaia di feriti caduti a grappoli, molti sarebbero i bambini. L’orrore senza fine ci costringe a capire, se mai non l’avessimo fatto, che la guerra procede sempre più incessante, sempre più cruenta, sempre più ostinata. Colpire donne, uomini e bambini è un titolo di merito, che secondo le interpretazioni folli di una religione, consentono di accedere al paradiso. Ma quale mai paradiso può essere promesso ai fanatici assassini di povere creature che avevano appena sorriso al sortilegio di razzi sparati al cielo e poi trasformati in ordigni di morte?

Non c’è bisogno di comprendere che il mondo è sotto tiro. Non c’è ancora un momento da aspettare per organizzare le nostre città, la nostra vita, il nostro lavoro, con un sistema di sicurezza simile a quello dei paesi in guerra. I servizi di sicurezza vanno ovunque potenziati, le forze di polizia vanno rafforzate, non può esserci un luogo pubblico che resti senza adeguata sorveglianza. Occorre stanziare per questo risorse rilevanti. L’Italia non è al riparo. Non lo sono certo gli italiani all’estero, già più volte colpiti, da Tunisi a Dacca. La reazione del mondo civile deve essere unitaria e decisa. Obama e Putin pare finalmente abbiano trovato un accordo per colpire insieme i terroristi dell’Isis e di Al Nusra in Siria. Anche se ancora non è chiaro l’esito politico della guerra siriana che ruota attorno alla permanenza o meno di Assad.

Per troppo tempo si è tergiversato alimentando nei terroristi l’idea della vittoria, che ha pervaso gli ideali fanatici di conquista dell’occidente cristiano. Per troppo tempo Usa e Russia si sono contrapposte con finalità diverse in questa guerra, dove la Turchia ha spesso preferito combattere i curdi, autentici ed eroici combattenti dello stato islamico, piuttosto che gli islamisti. Per troppo tempo e ancora oggi gli Usa e gli occidentali hanno sopportato le ambigue complicità dell’Arabia Saudita, gli appoggi materiali al terrorismo, la sua veste di paese filo occidentale dentro un corpo profondamente totalitario, fanatico e violento. Adesso basta. E’ vero che non basta conquistare il territorio dello stato islamico e abbattere il regno del terrore degli uomini di Al Bagdadi, perché resterebbero in piedi nel medio oriente, negli stati arabi, in Africa e in Asia molte cellule del terrore. Ma non aver ancora fatto neppur questo genera minore insicurezza, una più convinta propensione alla guerra di conquista, un urlo non soffocato di vittoria. Basta, adesso, basta. E’ tutto chiaro. Ballare sul Titanic è possibile. Non affondare col Titanic impossibile.

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