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La guerra contro chi?

19 luglio 2016 286 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Galli della Loggia, in un fondo del Corriere di oggi, si pone una domanda di fondo. Sappiamo noi contro chi e che cosa dobbiamo combattere? Possiamo evitare di parlare del rapporto tra Islam e terrorismo islamico, solo perché chi si pone il problema viene subito accusato di volere una guerra di religione? Ma allora come giudicare il vice presidente degli imam francesi che si è dimesso dall’incarico perché sarebbe ormai difficile separare Islam e islamismo? La verità è che tutto quello che fuoriesce dai pochi schemi che abbiamo in testa (vedi il contributo di Susanna Camusso che resta ancorata alla paura della paura, alla necessità dell’integrazione, al rifiuto del conflitto etnico-religioso e non fa un passo avanti per suggerirci che fare adesso contro un nemico che ha il proposito di annientarci) ci spaventa, ci atterrisce, ci sconvolge.

Penso invece che dobbiamo lasciarci alle spalle tutte le convinzioni e ragionare a cielo aperto. Perché quel che sta accadendo nel mondo e in particolare in Europa è un inedito assoluto. Mai nella storia in nome di una religione, o meglio in nome dell’interpretazione di una religione, si è aperto un conflitto armato per sterminare gli infedeli, cioè coloro che a quella religione non appartengono, perché ne professano un’altra o non ne professano alcuna. Forse bisogna rifarsi a periodi oscuri del Seicento quando la conquista di alcuni territori veniva praticata in nome del cattolicesimo e al tempo buio dell’Inquisizione. Ma perfino allora questa idea dello sterminio, che veniva anche praticata, non veniva esaltata in nome dei precetti di una religione e il massacro di uomini, donne e anche bambini, innalzato alla dimensione di un lavacro purificatore.

Lo dico a quanti continuano a far finta di non capire. Di non capire che siamo in guerra (l’Avanti lo scrive da tempo, per quel che conta) e che questa guerra la potremmo anche perdere se non riusciamo a comprendere la natura e i propositi di chi ce l’ha dichiarata e se non siamo pronti a combatterla. Partiamo dalla consapevolezza delle differenze che per taluno, che continua con malcelato spirito anti occidentale a sentirsi in colpa, non esisterebbero. Primo. La violenza durante una guerra è militare, poi ci sono anche vittime civili. Penso ai bombardamenti nella seconda guerra mondiale degli anglo americani sul Nord Italia. Ma anche a quelli contro lo stato islamico. Il terrorismo cerca invece solo vittime civili. Uomini, donne, bambini da far saltare in aria. L’obiettivo è quello di generare, col sangue innocente, paura e appunto terrore nella popolazione.

Secondo. Nessuna guerra, per quanto sbagliata (vedasi quella all’Iraq per la conquista) ha mai proclamato la distruzione dei musulmani, il loro eccidio, nessuno ha chiesto loro di recitare la Bibbia o il Vangelo o di rassegnarsi ad essere torturato e ucciso. Nessuno ha mai messo bombe in un aeroporto, in una stazione, in una piazza. Nessuno ha mai pilotato un camion contro una festa musulmana massacrando uomini, donne e tanti bambini. Terzo. Nessun prigioniero è stato ucciso, sgozzato, bruciato, come è avvenuto nel corso dell’esecuzione del pilota giordano. Nessuno è stato mai schiavizzato come è avvenuto per le donne yazide, nessuno ha mai distrutto i reperti archeologici solo perché non appartengono alla nostra storia.

Quarto. Tutti coloro di religione musulmana che vogliono pacificamente pregare e riunirsi in moschee e altri luoghi di culto da noi possono farlo, in Arabia Saudita no, nello stato islamico se non ti converti rischi la vita. Dunque vogliamo ancora accusare l’Occidente, l’Europa, l’America, che pure di errori ne hanno fatti? O consideriamo questa guerra contro il male un dovere storico di ogni democratico? Partiamo per favore di qui, dalle nostre ragioni, dai loro folli torti. Dalla necessità storica di difendere la nostra civiltà e dalla altrettanto storica necessità che i musulmani non solo si dissocino dal terrorismo islamico, ma siano pronti, assieme a noi, a combatterlo, visto che ne sono le principali vittime.

Il proposito del terrorismo è chiaro. Far saltare i regimi arabi moderati in nome del Califfo che da virtuale è divenuto reale e scatenare l’offensiva della destra radicale e xenofoba in Occidente, in particolare in Europa. Compito di chi la guerra vuole vincerla in nome della libertà e della democrazia, della superiore cultura della tolleranza, è di schierarsi in prima fila contro questi propositi, senza scadere nella inazione, nella passività, nella rassegnazione. C’è un’azione militare da concludere al più presto, e cioè la conquista dei territori dello stato islamico e l’intesa tra Usa e Russia (chissà che tale intesa non abbia partorito anche l’azione militare contro Erdogan) pare sia operativa, c’è una più forte e produttiva intesa di intelligence, che in Europa dovrebbe agire di concerto (possibile che l’unico concerto europeo sia quello monetario?), c’è un’azione di prevenzione e di repressione da potenziare. L’Italia non è al sicuro. Siamo tutti cittadini del mondo. Se il mondo trema possiamo stare tranquilli? La globalizzazione anche della nostra vita ci porta spesso anche lontano. Cinquanta italiani sono già caduti. Possiamo restare al sicuro non sentendoci in guerra e regalando Dvd?

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