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Il Psi lanci due progetti subito

27 agosto 2016 156 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Non c’è tempo per piangere. Non c’è tempo per aspettare altri terremoti, altri morti. Altro dolore, sgomento e disperazione. Non siamo ancora in grado di prevedere con esattezza i terremoti. Ma siamo da tempo in grado di conoscere le zone italiane più a rischio. Sappiamo che quelle appenniniche del centro sono tra le più soggette a movimenti tellurici. Eppure non sono bastate l’Irpinia, Assisi, L’Aquilia, le diverse altre scosse meno drammatiche. Non sono bastate. E non è bastata una legge approvata dopo L’Aqulia e poi non più finanziata. Possiamo prendere a modello il Giappone e alcuni stati americani e imparare da loro, forse. Ma possiamo più credibilmente affidarci a noi stessi, ai nostri scienziati, ai nostri tencici, ingegneri, architetti.

L’Italia è un paese particolare, in mezzo al mare, attraversato da una notevole quantita di fiumi, torrenti, canali, laghi. Tagliato in verticale da una catena montuosa. Quando piove un po’ troppo ci scappa sempre qualche alluvione o allagamento e spesso anche qualche morto. I terremoti non sono quasi mai innocui. E noi guardiamo altrove. Ieri il ministro Delrio ha dichiarato che i fondi per l’emergenza non devono rientrare nei vincoli europei. E ci mancherebbe. Nemmeno il piano di messa in sicurezza del paese deve essere conteggiato. Secondo me neppure gli investimenti pubblici. E’ ora di finirla di equiparare spesa corrente e investimenti che anche nel bilancio del più piccolo comune italiano vengono presentati in modo separato.

I socialisti, i liberalsocialisti mai come ora anche ecosocialisti, devono presentare due progetti. Uno per la messa in sicurezza del territorio, uno per la messa in sicurezza degli edifici, a cominciare da quelli delle zone più a rischio. E chiamare tutti i socialisti italiani a vigilare affinchè la burocrazia e la corruzione siano messe al bando. Occorre costruire da subito nel partito due commissioni di lavoro coi parlamentari e i tecnici disponibili, con economisti e ambientalisti, e fare inziativa politica pubblica sulle idee che ne scaturinanno. Se vogliamo rilanciare l’occupazione in funzione di un nuovo modello di società non possiamo che svilupparlo e perseguirlo oggi sui temi ambientali, energetici, urbanistici. Non aspettando Godot, i tartari buzzatiani e il nuovo terremoto. C’e tanto lavoro politico da fare per il bene dell’Italia, per chi ne ha voglia…

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