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Palazzo Barbieri tra rudere e restauro (da il Resto del Carlino) di Mauro Del Bue

19 settembre 2016 312 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Chi non conosce a Reggio quel palazzo di via Sessi che assomiglia a un rudere? Chi non si è mai fermato li allargando le braccia? Eppure da anni il proprietario Francesco Barbieri ci mette le mani, ultima operazione la ripulitura dei muri tra via Sessi e via Nacchi. La fa di quando in quando, ma quest’ultimo intervento lo ha dovuto eseguire dopo un’ordinanza comunale. Francesco, detto Francis, arriva in bicicletta e mi scambia con Delrio. Abbiamo un Del in comune ma un numero di figli molto diverso. Oltre che una diversa dislocazione attuale nella scala del potere. Poi si ricorda di me e cominciamo a parlare. Si ricorda di quando dentro il palazzo era ubicato il Circolo Zibordi, un circolo socialista che poi ospitò una radio, Radiovenere, che divenne comunista. Già allora destino baro. Si ricorda di poco altro. Mi parla del restauro della fetta del palazzo che insiste sul lato posteriore, dinnanzi al parcheggio, ma ancora disabitata. Poi della necessità di ultimare la ripulitura del resto della facciata, ma anche del ripristino delle parti mancanti del cornicione. Quel cornicione che risale al cinquecento come l’origine del palazzo. E’ in cotto ed è parzialmente crollato e oggi viene sostituito da un sottotetto moderno. Si incontreranno cosi due stili di cinquecento anni di differenza. Un po’ di imbarazzo la Sovrintendenza lo avrà manifestato? Barbieri non ha un progetto complessivo. Non è chiaro se al Comune e alla Sovrintendenza sia stato inviato qualcosa. Cerco l’assessore Pratissoli, la dirigente Belli, non rispondono, lascio il numero e non richiamano. E’ una nuova moda, pare. Il Comune muto.
Più che avanzare con un progetto complessivo, procede con interventi, non si sa progettati da chi, di quando in quando. Parziali, artigianali. Lui dovrebbe anche essere consigliato e aiutato. Dice che tutti si voltano dall’altra parte. Sembra uno straniero in casa. Gli rivelo che il comune ha fatto un bando per le facciate, che il parlamento ha votato una legge che permette il recupero in dieci anni del cinquanta per cento delle risorse impiegate per i restauri nei centri storici. Mi impegno a presentarlo ai dirigenti del comune. Se riuscirò a stanarli. Un palazzo del genere non può restare in queste condizioni. Se, come molti altri palazzi reggiani, anche questo deriva da sovrapposizioni di epoche diverse, resta di chiara origine cinquecentesca, oltre al cornicione, anche il portale in pietra ornato da bucrani. All’interno insistono due porticati, oggi densi di ferraglia e di pietre, uno scalone in marmo del tardo settecento con soffitto dipinto. Ma il tutto oggi è racchiuso da muri e cancelli, da sabbia, pietre, mobili accatastati. La parte posteriore, quella restaurata e quella no, oggi dà sul parcheggio dell’Aci, ma un tempop si affacciava a un grande orto botanico, ahimè distrutto proprio per far posto al parcheggio. Massimo Pirondini nel suo volume “Reggio Emilia, guida storico-artistica” ci segnala che “qui si conservano una prospettiva e una statuetta di San Rocco”. Dentro il palazzo non si può entrare. Sembra un cantiere fermo da tempo. Non saprei dire in che condizioni sia ora il settecentesco scalone, la cui visuale è ostruita da mucchi di tubi, nè come si trovino i saloni del primo piano. In uno di questi dovrebbero ancora comparire tre tempere del pittore Giuseppe Boccaccio (Parma 1790-ivi 1852). A meno che non siano state prelevate. Francis mi osserva con sguardo interrogativo, poi mi assicura che entro l’anno ultimerà facciate e cornicioni. Ma dentro vorrebbe un ente pubblico, però pensa anche alla casa dei suoi figli. Sogna qualcuno che compri qualche spazio o meglio li affitti tutti. Perchè di vendere il palazzo Barbieri non ne ha mai avuto voglia. Ha ricevuto proposte interessanti ma ha sempre rifiutato. Vallo a capire. Anzi di immobili ne ha acquistati altri due, uno in via Gazzata e uno in via Maccari, entrambi da restaurare. Speriamo più velocemente. E con una migliore collaborazione e sorveglianza da parte del Comune. Se potessi lo indirizzerei io, gratuitamente s’intende, perchè completare il suo Palazzo di via Sessi è un tassello importante del mosaico di riqualificazione urbana di cui tanto si parla.

Mauro Del Bue

 

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