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Due mesi di referendum

7 ottobre 2016 187 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Abbiamo cominciato questa lunghissima campagna referendaria da diverse settimane. Durerà ancora quasi due mesi. Più del doppio di una campagna elettorale politica. D’accordo, da essa dipenderà la stabilità e la credibilità dell’esecutivo. Ma i problemi italiani che non sono stati ancora risolti stanno dietro l’angolo. Dovrebbe essere al primo posto dell’agenda governativa la bassa crescita, ancora sotto l’1 per cento, mentre la media europea è quasi il doppio e paesi come la Spagna crescono, peraltro senza governo, al ritmo del 5 per cento, così come la Gran Bretagna dopo l’infausta Brexit si mantiene su 3. Renzi sta facendo il possibile per convincere l’Europa, e il commissario francese Moscovici sembra appoggiarlo (d’altronde la sua Francia ha abbondantemente sforato il rapporto tra deficit e Pil) per ottenere maggiore flessibilità.

Poi ci sono i problemi relativi alla immigrazione e al terrorismo. Si tratta dei temi fondamentali dei quali si occupa oggi l’Europa. Noi invece per altri due mesi tratteremo del Senato delle autonomie, del titolo V della Costituzione, dell’abolizione del Cnel. L’informazione si concentrerà sempre più sul referendum con talk show, confronti, inchieste, sondaggi. Da Vespa a Mentana, chi si occuperà mai d’altro? D’altronde, tutto il mondo pare che guardi al nostro referendum come alla resa dei conti, a una sorta di giudizio universale da cui dipenderà la nostra credibilità internazionale. Un po’ come un 18 aprile di 68 anni fa. Uno spartiacque tra passato e futuro.

Si tratta di un’esagerazione. Eppure di questo bisogna prendere atto. Mai un ambasciatore americano, se non appunto nel 1948, si era spinto cosi avanti per influenzare il voto degli italiani mentre gli attori e i cantanti, soprattutto i comici mai come ora alla ribalta politica, si schierano da una parte e dall’altra della barricata. Resta un fatto inequivocabile. Se vincerà il no, vinceranno molte possibili opzioni di riforma e di governo. Cioè non ne vincerà alcuna. Anche i nostri socialisti per il no, i riformisti alla Stefania Craxi e alla Stefano Caldoro, dovrebbero dirci cosa vedono dopo la vittoria del no. Il buon Confalonieri, ormai decisamente schierato col sì, immagina un futuro fondato sulla collaborazione tra socialisti europei e popolari per contrastare i populismi. Renzi annuncia che potrebbe rinunciare al ballottaggio aprendo a una prospettiva simile. Che stia tornando la ragionevolezza?

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