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“Meglio un sì”. Intervista di Del Bue a Nencini

3 dicembre 2016 265 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ormai il tour elettorale sta finendo. Ho incontrato Riccardo ad Arezzo dove eravamo impegnati insieme in una iniziativa politica referendaria promossa dal Psi locale, poi via, lui a Barberino e poi a Roma, io a Reggio e poi a Parma. Sappiamo di aver dato tutto, di aver fatto, il segretario in primis, il nostro dovere. Di avere dato riscontro a decisioni prese dal nostro partito e dai nostri parlamentari all’unanimità. Nencini ci tiene a sottolineare la coerenza del nostro comportamento. Poi, vada come vada.

Cominciamo l’intervista dalla nuova incredibile, scoppiettante sequela di accuse scriteriate di parte della magistratura italiana…
“Be’, rientra nel canone della magistratura militante, in Italia non è una novità”, sottolinea Nencini. “Colpiscono il tenore delle affermazioni, la falsificazione storica, la sostituzione dell’oggettività con la strumentalità. E meno male che sono magistrati. Dovrebbero rileggersi San Buonaventura: ‘la giustizia si pasce di silenzio’ e invece usano il megafono”.

Insieme cerchiamo di costruire un percorso di coerenza con l’elaborazione socialista negli ultimi 40 anni. Il segretario del Psi osserva: “I socialisti non hanno mai sostenuto che la costituzione fosse intoccabile. Magari la prima parte, quella dei valori attorno a cui si è formata la Repubblica, ma non i meccanismi di funzionamento delle istituzioni. Nenni si presentò alla Costituente con uno schema diverso da quello che venne poi approvato, e Craxi, a partire dal 1979, si pone la domanda di come riformare il sistema per renderlo più efficace. Sulla riforma costituzionale, se c’è un partito che ha sollevato il velo, quello è stato il PSI, per anni solo come un cane”.

Spiega bene perché il Psi ha chiesto a più riprese l’elezione di una Assemblea costituente. E perché poi vi ha dovuto rinunciare.
“Abbiamo chiesto l’elezione di una Assemblea costituente perché ogni forza politica avesse il giusto peso su un tema centrale come quello della Costituzione, perché la riforma andava liberata dalla zavorra del lavoro parlamentare, perché l’Esecutivo se ne tenesse più lontano. Abbiamo presentato una proposta al Senato che ha ottenuto solo i nostri voti. Si è scelta un’altra strada e allora erano tutti d’accordo. Poi solo dopo, molto dopo, qualcuno ha parlato di Costituente. Era un po’ tardi.”

Caro Riccardo, questo tema del bicameralismo paritario è stato oggetto di riflessione da parte dei socialisti. Non è la prima volta che esce dalle nostre proposte….
“Il bicameralismo paritario”, mi risponde Nencini, “non è mai stato un totem per i socialisti. Mai, fino dal 1946, tanto che Massimo Severo Giannini aveva preparato una proposta con la Camera eletta direttamente e un Senato delle Regioni”

Poi c’è la questione della riforma del Titolo V che si occupa del rapporto tra Stato e Region. Tu sei stato assessore regionale in Toscana e sei attualmente al governo. Conosci meglio di altri i difetti e le contraddizioni dell’attuale normativa.
La risposta qui è ancora più netta: “Ci sono e sono evidenti. Il 45% del lavoro della Corte nasce dai conflitti di attribuzione. Prima del 2001 rappresentava solo il 5%. Se penso alle infrastrutture, la ripartizione ambigua genera ritardi e dunque aumento dei costi. La riforma riporta chiarezza su chi sia il decisore finale”

Caro Riccardo, il Psi e ancor più l’Avanti, concedimelo, hanno contestato l’Italicum almeno sul premio di lista e poi anche sul doppio turno. Adesso nel Pd è stato firmato, anche da Cuperlo, un documento che accoglie le nostre osservazioni. Ma il Pd non è il Parlamento. C’è da fidarsi che poi quell’intesa verrà tradotta in legge?
“Si, c’è da fidarsi”, mi risponde sicuro Nencini. “L’accordo raggiunto dal Pd ricalca il nostro disegno di legge presentato nel gennaio scorso. Via il ballottaggio, premio di maggioranza alla coalizione, apertura ai collegi. L’Italia è tripolare, piaccia o non piaccia”.

Adesso anche Prodi ha dichiarato che voterà sì mentre Claudio Martelli sul ‘Quotidiano Nazionale’ ha attaccato il fronte del no e in particolare la posizione dei dissidenti del Pd che metterebbero in discussione l’unico governo di sinistra esistente al mondo.
“La posizione di Martelli”, precisa Nencini, “riunifica quasi interamente la cultura socialista. È l’anello di congiunzione con la Conferenza di Rimini. Come Covatta, Acquaviva e molti altri, storici e giuristi. Quanto a Prodi, molto bene. Toglie acqua a certa sinistra del No con la memoria troppo corta”

E che dire anche dei nostri dissidenti, che contrariamente alle posizioni assunte dal partito indicano di votare no?
“La posizione è espressa soprattutto da non iscritti al partito se leggo gli interventi nei convegni e sulla rete”, sostiene il segretario. “Almeno non la giustifichino appellandosi alla storia del socialismo italiano. Si rileggano atti e documenti. E comunque, fino dalla prossima settimana, la cosa migliore da fare sarà ricucire gli strappi. Anche verso chi ha usato toni esagerati”.

Non stiamo giocando al totocalcio, che peraltro non c’è più. Sembra che il sì sia in forte recupero. Azzarda una previsione, dai….
“La previsione”, dichiara Nencini, “è complicata: ancora troppi sono indecisi e nessuna valutazione possiamo fare sul voto dall’estero, ma il SÌ è in recupero. In molti si chiedono cosa succederebbe dopo il 4 in caso di sconfitta. Temo non basteranno gli exit poll a sciogliere il nodo.

Vuoi invitare i socialisti al voto con uno slogan?
“Chiudo così: la riforma è necessaria e perfettibile. Più che ‘basta un Sì’, ‘meglio un Si’”

Mauro Del Bue

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