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Non si vota Antonio, si vota sì…

3 dicembre 2016 239 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Domani, e aggiungo finalmente, si vota. Mai campagna elettorale é stata più lunga. E’ iniziata a giugno, pensando che si sarebbe votato a ottobre. Subito dopo le amministrative, che non sono state certamente positive per il governo e la sua maggioranza, si è lanciata la lunga volata in un rettilineo nel quale non si scorgeva il traguardo. Adesso che siamo solo in attesa del voto e dei suoi risultati è giusto svolgere poche ma lineari considerazioni conclusive. Partiamo da noi, da noi socialisti, dalla nostra piccola comunità.

Abbiamo scelto di votare sì dopo averlo deciso nei nostri organi, dopo che tutti i parlamentari, e sottolineo tutti, senza eccezione alcuna, avevano votato la riforma in doppia lettura alla Camera e al Senato, dopo che un congresso, quello di Salerno, aveva all’unanimità approvato un documento favorevole al sì. Eppure in alcuni, e non lo nego, anche in me, era rimasta quella profonda avversione per la legge elettorale che, col doppio turno trasformato in un ballottaggio tra due liste, altrove inesistente se non in un sistema semipresidenziale come la Francia, ma solo in funzione dell’elezione del presidente, col premio di lista che umiliava i partiti che avevano collaborato col Pd e anche con l’assurda distinzione tra capilista bloccati e candidati da eleggere attraverso le preferenze, finiva per influenzare anche il giudizio sulla riforma costituzionale.

E’ vero che si vota solo per cambiare o meno la Costituzione e che la legge elettorale è sottoposta al solo voto del Parlamento in quanto legge ordinaria. Ma è altresì vero che il cosiddetto “combinato disposto” tra la riforma costituzionale che attribuisce alla sola Camera il voto di fiducia e la legge per l’elezione di quest’ultima, in presenza di un premio di maggioranza da attribuire a una lista che al primo turno può anche solo arrivare al 25-30 per cento, era tutt’altro che artifizio peregrino. Ma adesso che anche Renzi, che anche il Pd ha di fatto politicamente abrogato l’Italicum, che perfino Cuperlo ha sottoscritto un documento impegnativo per cambiarlo proprio sui tre punti richiamati, ha ancora un motivo il dissenso? Vero che il Pd non è il Parlamento. Ma vuoi che tutto questo si trasformi in una commedia degli equivoci e addirittura in una truffa? Davvero vuoi che Renzi insista, dopo avere detto pubblicamente il contrario, a difendere una legge che lo farebbe sicuramente perdere, come testimoniano tutti i sondaggi?

E, soprattutto, è davvero così antidemocratica e addirittura eversiva questa legge come sostengono alcuni magistrati da sempre impegnati a fare politica e a sostituirsi alla volontà popolare? Qui davvero siamo alla follia e se un pizzico di follia deve regnare anche nel triste e melanconico regno della politica, più discutibile è che possa filtrare nel mondo della giustizia dove deve trasparire equilibrio e saggezza. Il senato viene più o meno modificato come da decenni si chiedeva con le varie commissioni Bozzi, D’Alema, Iotti, Violante. Il titolo V viene riformulato dopo che la riforma precedente ha fatto flop, un flop clamoroso, a suon di ricorsi all’Alta corte e di paralisi decisionale. Il Cnel viene abolito come tutti chiedevano (si tratta di capire perché non l’abbiano abolito prima), l’istituto del referendum migliorato.

Dunque quale Attila si intravvede alle porte? Nessuno. Quale uomo forte è dietro l’angolo se quell’uomo ha partorito una legge, l’Italicum che , se non fosse stata ripensata, avrebbe fatto vincere il suo contendente? Oggi chi vota no si augura che Renzi faccia le valigie, ma non è unito nell’individuare il suo successore. Io non credo che se vincerà il no sul podio dovranno salire D’Alema, Bersani e Bobo. E nemmeno Berlusconi che è arrivato a ritenere la riforma, che il suo partito aveva concordato e votato, “pericolosa per la democrazia”. La vittoria se la contenderanno Salvini e Grillo. Riflettete bene prima di votare dunque. Non si vota Antonio, come invitava a fare istrionicamente il buon Totò… Si vota con la testa sull’Italia di oggi e di domani.

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