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Siamo i golpisti

3 dicembre 2016 192 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Secondo molti magistrati é in corso un attacco alla democrazia. Perfino Berlusconi lo dice, ma sorridendo perché sa che è una panzana. Mettiamoli in fila. A giudizio di Magistratura democratica “è in gioco l’architettura della nostra democrazia”. I magistrati dell’associazione più politicizzata ritengono doveroso schierarsi per il no, nonostante le toghe debbano astenersi dalle competizioni politiche. Anche Gerardo Colombo in tv ha esplicitamente dichiarato di votare il no più o meno per lo stesso motivo, mentre Piercamillo Davigo si é astenuto dall’esternare il voto, lasciando trasparire però il suo pensiero.

Il presidente del tribunale di Bologna, ed ex di quello di Reggio Emilia, Francesco Caruso afferma testualmente: “Con il sì non avremo più una Costituzione, ma un atto di forza. E chi vorrà spiegare ai ragazzi dovrà dire che questa riforma è fondata sui valori del clientelismo scientifico e organizzato, del voto di scambio, della corruzione e del trasformismo”. Paragona i sostenitori del sì ai ragazzi di Salò e poi conclude: “Si avvera la profezia dell’ideologo leghista Gianfranco Miglio che nel 1994 proponeva una riforma che costituzionalizzasse le mafie”.

L’ex magistrato Ingroia non è da meno e spara le sue cartucce. Per Ingroia “la riforma costituzionale di Renzi continua il progetto della P2 di Licio Gelli”. La longa manus è quella della mafia. Per altri invece è solo la grande finanza, con la GP. Morgan, la Goldman Sachs, che ha tessuto le fila. Ferdinando Imposimato è quello che la spara più grossa. Dietro questa riforma, che instaurerebbe un regime a partito unico, ci sarebbe un’organizzazione più o meno segreta, la Bildemberg, che avrebbe partorito sia la candidatura di Renzi al governo, sia la sua riforma costituzionale. Imposimato aggiunge che questa organizzazione sarebbe dietro alcuni episodi di terrorismo. Tutta da ascoltare la sua intervista ripresa su Youtube e intitolata “Imposimato spiega con estrema lucidità perché votare no”.

Siamo i golpisti, non c’è dubbio. Se fosse vero che noi attentiamo alla democrazia, si tratterebbe di un grave reato e meriterebbe un immediato mandato d’arresto. Altro che Sifar del 1963, altro che golpe Borghese del 1970. Questo sarebbe il peggiore perché ordito dal presidente in carica e dalla sua maggioranza. Ma davvero qualche persona dotata di un minimo di buon senso e di sia pur superficiale conoscenza della riforma può credere a queste amenità? Quando si esagera si ottiene l’effetto contrario. E di fronte a queste enormità il pronunciamento di Prodi e l’articolo di Martelli sono dimostrazione evidente che a tutto c’è un limite. O sono diventati golpisti anche loro?

Mauro Del Bue
Mauro Del Bue
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