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Il Grillo parlante e il Grillo vivente

27 dicembre 2016 230 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Scrive Seneca nel suo Elogio della povertà: “Come può sdegnarsi un esule se gli manca qualcosa quando a Scipione mancava la dote per le figlie, a Regolo il bracciante per il suo podere, a Menenio i soldi per il funerale, quando a tutti costoro fu dato onorevolmente ciò che a loro mancava, proprio perché ne erano privi? Con questi esempi la povertà non solo è al sicuro, ma è anche gradita”. Seneca era solo un filosofo d’impostazione stoica, che ebbe la sfortuna d’imbattersi in un allievo particolare come Nerone, che lo portò al suicidio. Non pare avesse beni particolari al di fuori della sua saggezza.

Grillo, invece, nel suo più modesto elogio della povertà natalizia, risulta invero meno credibile. Sostiene la povertà come una virtù, ma lui non la conosce. Anche Berlinguer teorizzò la discutibile etica dei sacrifici, ma almeno lui non faceva una vita da nababbo. Grillo invece scrive: “Povertà non è miseria… povertà non é comunismo… povertà é godere di beni minimi e necessari… superflua è l’automobile, le motociclette, le famose cretinissime barche”. Che ipocrita. A proposito di beni superflui il leader dei Cinque stelle ne colleziona una quantità industriale.

Oltre alla ricchissima villa nella riviera degli Etruschi che il comico affitta a 13-14mila euro a settimana, basta sfogliare il suo 730 e saltan fuori altre proprietà immobiliari e proprio quelle sconfessate auto super superflue: Porsche, Chevrolet Blazer, Maserati, Ferrari 308 e Ferrari Testarossa. Lui che elogia i mezzi pubblici ha nel suo magazzino un vero e ricchissimo patrimonio di mezzi privati. Che l’anno scorso sia stato fotografato mentre si abbronzava nella sua “cretinissima barca” di nome Futura e poi mentre nuotava nella piscina della villa di Briatore in Kenia, conferma il sospetto della sua assoluta dissociazione tra teoria e pratica.

Non è il primo nella storia che propone per gli altri il valore di una vita che rifiuta per sé. Stalin, che gestiva col terrore il suo comunismo in un solo paese, amava circondarsi di pregevolezze e disponeva di beni che il partito gli concedeva con una certa elasticità, Anche Arafat aveva un suo tesoro personale, che pare sia finito nelle grinfie della moglie. Di Putin e Erdogan se ne son scritte di tutti i colori. Tra figli, mogli, parenti si é perso il conto. Resta il fatto che Grillo é il capo di un partito che ad ogni piè sospinto si vanta del valore dell’onestà. C’é anche un’onestà intellettuale fondata sulla coerenza. Il Grillo parlante non c’entra proprio niente col Grillo vivente.

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