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Dopo il Consiglio nazionale

30 gennaio 2017 153 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ottimo Consiglio nazionale. Votate all’unanimità le riforme dello statuto e il regolamento congressuale. Convocato il congresso, con ogni probabilità a marzo a Roma. Nencini ha svolto una relazione politica, convinto di avere messo in sicurezza il partito, dopo vicende che ne potevano compromettere il futuro. Bobo Craxi ha preso nettamente le distanze da coloro che lo hanno portato in tribunale chiedendo esplicitamente il ritiro di ogni iniziativa giudiziaria e annunciando la sua partecipazione al Congresso.

Per parte mia ho affrontato i temi che il partito deve discutere subito, prima del congresso, e sono relativi all’ipotesi di scioglimento anticipato della legislatura e alla posizione relativa alla legge elettorale. E’ difficile trovare un solo argomento politico che giustifichi il ricorso anticipato alle elezioni da parte di un partito, sarebbe meglio dire di una parte del partito, che detiene oggi la maggioranza dei seggi alla Camera e, sia pur in coalizione, anche al Senato. E’ la prima volta che un partito così pretende lo scioglimento delle Camere per arrivare, se gli va bene, con una legge elettorale come il Consultellum, a portare a casa meno parlamentari di adesso e un governo assieme a Berlusconi.

C’é anche un rischio politico evidente. Arrendersi un anno prima attraverso una crisi che non può che essere parlamentare ed implicare un voto di sfiducia al governo Gentiloni porta a una dichiarazione di incapacità a governare che in campagna elettorale può trasformarsi in un clamoroso autogol. Anche tra il 1996 e il 2001 si susseguirono tre governi di centro-sinistra, Prodi, D’Alema e Amato (tanti quanti sono stati quelli di Letta, Renzi e Gentiloni), ma la legislatura si completò regolarmente. Oggi stiamo vivendo un triplice paradosso italiano. Il partito dominante vuole anticipare il voto che, se gli va bene, gli consentirà di essere più debole, la Corte costituzionale si è trasformata in ente legislativo e i vescovi si occupano di leggi per l’elezione non del papa ma del Parlamento italiano.

Noi dobbiamo affermare coi nostri cinque parlamentari la centralità del Parlamento e la priorità della politica. A parte il fatto che le due leggi elettorali, l’Italicum due per la Camera e il Porcellum modificato per il Senato, hanno caratteristiche diverse, l’una é fondata sulle liste, l’altra sulle coalizioni, l’una sulle preferenze tranne che per i capilista, l’altra non si sa, non sta scritto da nessuna parte che la legge elettorale sia semplicemente il risultato degli interventi della Corte. Non é la prima volta che avviene. In materia di diritti civili la Corte, assieme ai tribunali e agli organismi europei, ha deliberato assai più del Parlamento. Ma questo é inaccettabile.

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