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Gli italiani senza italiano

9 febbraio 2017 264 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Se ne sono accorti, finalmente. Seicento docenti universitari hanno firmato un appello perché si ritorni all’uso della lingua italiana, visto che gli studenti non sanno più scrivere. E, aggiungo, parlare. D’altronde mica é colpa loro. Un po’ di colpa ce l’hanno anche i docenti che la lingua dovrebbero insegnare. E ce l’ha la scuola, anche quella primaria, che di tutto si occupa tranne che dell’uso corretto della lingua (non si fanno più, o quasi più, dettati, l’uso delle doppie è spesso ignorato, mancano esercizi di bella calligrafia che é anche ordine mentale). Ce l’hanno i mezzi di informazione: la Tv, i giornali, i social. E ce l’ha un mondo che non conosce quasi più socializzazione dal vivo.

Cominciamo dalla Tv. Perché non si pretende dai conduttori dei programmi, dai giornalisti e dagli invitati un uso corretto del congiuntivo? Non si dice “Spero che tu sei”, ma “Spero che tu sia”. Chi non usa il congiuntivo venga tenuto lontano dalla Tv. Se lo vogliono mettere in testa anche a Roma? Poi l’uso dell’aggettivazione che pare scomparso. E sostituito dall’espressione e dal prolungamento dell’ultima lettera. Io non dico più “una triste serata”, ma una “serata” con diverse A. Possibile che si pensi all’aggettivo qualificativo come un retorico strumento di stampo ottocentesco? Se poi passiamo ai giornali, qui c’é da ridere, o da piangere. Nelle mie ricerche, fondate sulla lettura di giornali prevalentemente locali, mi ha impressionato la correttezza meticolosa degli articoli degli anni trenta, quaranta e anche cinquanta, nei primi due decenni citati pur coniugata con l’enfasi del regime. Tutto era però formalmente ineccepibile.

Eppure l’analfabetismo e la scolarizzazione, in particolare secondaria e universitaria, non erano paragonabili a quelle odierne. Allora si pretendeva che un giornalista sapesse scrivere bene, oggi si preferisce un cacciatore di scoop. Poi esiste un ulteriore fenomeno, che può rivelarsi pericoloso. Con la sostituzione della lingua parlata e scritta con quella dei social si arriva alla trasformazione del nostro linguaggio in una forma duale: mi piace o non mi piace, condivido o non condivido. Tutto è schema, e spesso sigla. Negli sms una lettera d’amore si trasforma in un tvb, se é amore intenso in un tvmb. I giovani, peraltro, hanno occasione di socializzare solo per via informatica

Noi avevamo i dibattiti dopo i cineforum, le assemblee studentesche, le sezioni e le federazioni dei partiti, i circoli culturali, insomma la nostra generazione é stata allevata al culto della parola e dello scritto. Abbiamo collaborato con giornali, li abbiamo fondati e stampato opuscoli, scritto e distribuiti volantini. La parola parlata e scritta non ci mancava. Oggi tutto questo é tramontato o quasi. I giovani non vivono più associati e legati da strumenti di comunicazione tradizionali. Certo esiste Internet, che però ha cambiato il linguaggio. Ed esistono fior fior di intellettuali che non sanno comunicare un pensiero in pubblico. Non ci sono abituati. Trionfa il solipsismo. Allora, cari docenti, cercate non solo di elevare un giusto grido di allarme, ma di proporre qualche soluzione, anche drastica. Insegnare l’italiano a scuola, pretendere dagli studenti, prima delle nozioni sulle vostre materie, un uso corretto della lingua italiana nello scritto, che dovrebbe essere esteso, e nell’orale. Urlare al lupo, senza fornire strumenti per catturarlo, può essere inutile se non dannoso.

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