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Ritratto di famiglia in un interno (del Pd)

13 febbraio 2017 71 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ecco la nuova sede del Pd di via dei Cappellari. Compare una foto sul Corriere di oggi. Ai lati del salone ci sono i ritratti dei grandi leader che si intendono ricordare e che rappresentano la memoria storica dei militanti. La loro identità, il loro cuore pulsante. In prima fila Antonio Gramsci, direttore del periodico Ordine Nuovo e poi fondatore del quotidiano comunista L’Unità, in polemica con l’Avanti. Vicino a lui Enrico Berlinguer, segretario del Pci, l’uomo del compromesso storico, ma anche dello strappo da Mosca, coniugato con la fumosa terza via tra comunismo e socialdemocrazia, poi l’uomo dell’occupazione della Fiat e del referendum sulla scala mobile.

Poi Aldo Moro, ricordato non si capisce se come martire o come leader democristiano. Più probabilmente come scatto unitario verso coloro che provengono dalla Margherita e dal mondo cattolico. Moro, primo presidente del Consiglio del centro-sinistra, ma anche l’uomo dell’apertura al Pci, del terzo tempo che però nessuno è mai riuscito a decifrare. E infine, per chiudere, Nilde Iotti, la compagna di Togliatti, che non compare se non in questo modo nel piccolo Pantheon di via dei Cappellari, ma anche la preziosa presidente della Camera per due legislature. Una donna di carattere, comunista dall’immediato dopoguerra.

La storia comunista c’é tutta, altro che superamento e cancellazione. E lo zuccherino di Moro serve solo a proporre un caffè meno amaro agli amici ex democristiani. Quel che manca, e che viene coscientemente dimenticato, è il filone socialista. Non c’é Turati, non c’é Nenni, non c’é Saragat, non c’é neppure Pertini, e naturalmente non c’é Craxi, al quale costoro non vogliono dedicare neppure un viottolo di periferia, che invece hanno dedicato a Lenin, Marx, Ho Chi Min, con Stalingrado in prima fila e ovviamente a tutti quelli del Pantheon. Non so se la sezione del Pd di via dei Cappellari sia un’eccezione. Credo di no. Credo che eccezioni siano quelle che si collegano alla nostra storia.

Un motivo serio per esistere ancora, scalcinati come siamo. Vi rendete conto che contrariamente al Pci e alla Dc i socialisti non hanno eredi nel nuovo sistema politico e che il rischio di essere cancellati è quanto mai presente? Non solo dalla politica, ma dalla memoria. Questo é il paradosso del secolo. Il Pd si allaccia alla storia comunista finita sotto i calcinacci del muro di Berlino, ne esalta le principali personalità, ne riassume su di sé gli insegnamenti. Questo mentre cancella la storia socialista alla quale almeno in Europa ha deciso di aderire. Così é un partito a tre teste. Socialista in Europa, democratico in Italia, comunista, con piccole infiltrazioni democristiane, nella storia. Per affermare la storia socialista siamo vivi solo noi. Non dimentichiamolo nella nostre baruffe. Ci vuole poco per distruggere noi stessi e il nostro passato. Siamo appesi solo al Psi.

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