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Le crepe di Reggio (da Il Resto del Carlino): “Almeno i graffiti sul muro fossero cavalli dell’Ariosto…”

16 aprile 2017 233 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

La piazza, dedicata a Camillo Prampolini nel dopoguerra e prima intitolata a re Vittorio Emanuele II, é sempre stata per i reggiani piazza grande cosi come quella di San Prospero é stata ed é piazza piccola. Ma siccome da piazza grande partivano i fiacres, cioè i taxi a cavallo dell’ottocento-primi novecento che raggiungevano la stazione ferroviaria, allora la piazza veniva anche definita piazza dei fiacres. Oggi é in corso una meticolosa ripavimentazione che ne modificherà l’inclinazione, prima incapace di far scorrere l’acqua piovana, oltre a sostituire i sanpietrini mancanti.

Di fronte al Broletto, l’originale apertura quattrocentesca che congiunge le due piazze, si apre via Palazzolo, con un arco che testimonia un’ispirazione rinascimentale. Alla sinistra é collocata casa Malaguzzi Valeri. In uno stato a dir poco sconsolante. A dire il vero il proprietario, che ai fiori ha dedicato la vita e che generalmente non mantiene in modo trascurato i suoi immobili, ha da tempo esposto un cartello di inizio lavori. Che però sono al momento allo stato zero. L’insegna, posta dall’Ente provinciale del turismo, ricorda: “Qui era la casa dei Malaguzzi, famiglia materna dell’Ariosto. Di originale rimane l’angelo con lo scudo”. Ma sia l’insegna, quasi illeggibile, sia l’angelo originale, sono anneriti dalle trascuratezze degli uomini e del tempo. La famiglia Malaguzzi é famosa almeno per una triplice discendenza, nel terzo caso solo ipotetica. La prima riguarda Daria, nata nel 1453, figlia di Gabriele Malaguzzi e di Taddea Valeri, che sposò il 13 ottobredel 1473 Niccolò Ariosto, di origini ferraresi e capo della truppa estense ubicata nella locale Cittadella. Fu qui che l’anno dopo le nozze nacque Ludovico, il grande poeta cavalleresco. Da ricordare anche una seconda Daria Malaguzzi, nata a Reggio nel 1883 e morta a Milano nel 1979, che assurse agli onori della cronaca per il matrimonio col filosofo Antonio Banfi. Era essa stessa un’intellettuale raffinata e a lei si deve il trasferimento a Reggio della biblioteca del marito e la successiva fondazione nella nostra città del centro, poi istituto, Banfi. Da un Malaguzzi a un altro, Loris Malaguzzi, il famoso pedagogo, fondatore del modello reggiano di scuole dell’infanzia che, ricorda Lorenzo Capitani, “l’ultimo giorno dell’anno del 1944, a 24 anni, si sposa con Nilde Bonacini, una donna molto bella ed emancipata che diventerà titolare di un bel negozio di giocattoli, situato in via Palazzolo 2, casualmente ubicato nel palazzo Malaguzzi, residenza della famiglia della mamma di Ludovico Ariosto”.
Sul finire della via, vicolo delle Rose, insiste il retro del palazzo municipale, annerito da scritte e da sporcizie che da anni non vengono ripulite. Si potrà obiettare, negli edifici privati, che compito dei proprietari sia quello di fare la manutenzione alle loro abitazioni, anche se dovrebbe essere compito delle autorità preposte quello di impedire il vandalismo, anche quello estetico. Ma nel palazzo comunale di chi sarebbe il compito se non del Comune? E allora perché lasciare questo scempio che dimostra o trascuratezza da parte dei dirigenti e degli amministratori o, ancor peggio, inconsapevolezza? Che costoro facciano almeno una volta alla settimana un giro per la città. Sarebbe utile per loro. Io introdurrei la proposta come obbligo. Per ogni assessore un giro in città a piedi. Fa bene alla salute. Se invece si risponde coi progetti, i piani, le future pianificazioni degli interventi, allora mi limito a fare l’apologia del “transitorio”. E’ solo il transitorio che si vede. Il futuro lo si può solo ipotizzare. Cosa costa prendere un pennello e pulire i muri oggi anche se domani si modificherà tutto? Meglio un uovo, cioè un pennello, oggi, che una casa nuova domani. Ricordo una polemica sul parcheggio all’ex Caserma Zucchi, realizzato negli anni ottanta, quando contemporaneamente si elabora il progetto del parco. Si disse che il parcheggio era transitorio. E’ ancora lì e son passati più di trent’anni. Famoso il detto: “Non c’è niente di più definitivo del transitorio”. Mai progettare un parco se ne esce un parcheggio. Non riesco a capire le ragioni della mancanza di una task force comunale anti graffiti. Quattro persone che ogni giorno puliscono le facciate cittadine. Spesa ridotta ed effetti efficaci. Con riconoscimenti e ringraziamenti da parte dei reggiani. Reggio Emilia é una bella città. Il problema é che non ne siamo tutti convinti. E allora la lasciamo sporca. Per parlarne male. Con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così che abbiamo noi che abbiamo casa a Reggio…

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