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Trump e la barbarie di Kim

18 aprile 2017 111 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Trump, da isolazionista a interventista, senza cambiare la faccia, é dunque intervenuto, sia pur con un bombardamento simbolico, contro il governo siriano, poi ha fatto esplodere in Afghanistan, contro nascondigli dell’Isis, la madre di tutte le bombe, seconda solo all’atomica. Adesso spinge (per la verità soprattutto i cinesi) per un intervento (politico, militare) contro il feroce regime nord coreano di quel micidiale farabutto, comunista, post comunista, ma certo sanguinario di Kim Jong-un. Il mondo trema, o comprende che si tratta di minacce e dunque solo di parole?

Mentre il tiranno Kim ordina all’esercito di sfilare mettendo in mostra i suoi micidiali missili e ne sforna uno che sarebbe in grado di colpire direttamente New York, Trump sa bene che gli Usa non corrono alcun pericolo con gli strumenti di difesa e soprattutto con la capacità di attacco e di reazione immediata. Quelli di Kim sono muscoli senza colpo del KO. Eppure la Nord Corea appare al mondo intero in tutta la sua drammatica e potenziale pericolosità. Innanzitutto per i sud coreani, giustamente difesi dagli Usa. Mi viene in mente la mobilitazione della sinistra italiana, in occasione della guerra in Corea del 1950, a favore dei nordisti che, difesi dall’Urss, apparivano come i protagonisti di una nuova rivoluzione socialista contro l’imperialismo americano.

Guardate come è finita quella rivoluzione. Si é creata una dittatura barbara di stampo dinastico-militare. Al potere, assoluto, è divenuto capo supremo della cosiddetta Repubblica democratica (sic) Nord coreana, a soli 26 anni, ereditando la carica dal padre Kim Jong il, il giovanissimo Kim Jong-un. Dal 2011, le cifre sono riportate da Alessandro Farruggia sul Quotidiano nazionale, il giovane virgulto ha fatto giustiziare 340 persone, tra esponenti del suo partito caduti in disgrazia e potenziali oppositori. Tra le forme di reazione il regime che oggi minaccia di rapire gli stranieri, tra il 1977 e il 1983, sotto il regno del papà, avea già messo in atto quella del rapimento. Sono finiti in gattabuia ben 485 cittadini sud coreani. Secondo alcune fonti di Tokio i giapponesi rapiti sarebbero ben 886.

I metodi del dittatore che si definisce comunista, e le bandiere rosse con stella lo dimostrerebbero, dal 2011 ha rimosso cinque ministri della difesa dei quali uno, Hyon Yong Choll, fucilato nel 2015 con una mitragliatrice anti aerea. Due anni prima, nel 2013, aveva fatto fucilare anche lo zio Jang Song Thaek dandolo in pasto a un branco di cani affamati. Poco dopo, accusandolo di tramare contro di lui, ha fatto uccidere con un lanciafiamme il vice ministro della sicurezza pubblica O Sang-Hon. Poi, nel 2014, l’assassinio del fratellastro Kim Yong-nam, avvenuto in Malesia, col gas nervino, per mano di due spie al soldo dell’affettuoso fratellino. Come ha ucciso familiari cosi, per non essere giudicato troppo tenero, Kim ha ucciso anche sue fidanzate come Hyon Song-wol, musicista, nell’agosto del 2913, assieme ad altri 11 musicisti e cantanti, forse perché stonavano alle sue orecchie. L’accusa era quella di produrre film porno.

Costui sarebbe, amici e compagni, l’erede della magnifica resistenza alla guerra che il bellicismo americano ha scatenato nell’estremo Oriente, così come la Corea del sud, paese democratico ed economicamente avanzato, era il mostro invadente da combattere. Una profonda vergogna dovrebbero avvertire, anche dall’Aldilà, comunisti e socialisti italiani che a quell’assurda verità si erano colpevolmente accodati. Oggi un ruolo da moderatore può e deve svolgerlo la Cina, un paese che ha mantenuto un rapporto con quel pazzo di Kim. E la Cina, anche perché possiede più della metà del debito americano, ha voce in capitolo a Washington. Una commedia nella tragedia è rappresentata dal ruolo che si é attribuito il senatore Razzi. L’eroe di Crozza continua a ritenere che la Corea del nord sia come la Svizzera. C’é da augurarsi che prima o poi non venga mitragliato anche lui. Ne perderebbe se non la democrazia italiana, almeno il sarcasmo del comico genovese…

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