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Ius soli, ius Grilli

15 giugno 2017 442 views One CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Dopo un anno e mezzo di rinvii la legge sullo ius soli é arrivata al Senato suscitando addirittura moti turbolenti e il leggero ferimento del ministro Fedeli. Questo avviene proprio nel momento in cui Grillo, alla luce della sconfitta alle elezioni amministrative, impone al suo movimento una svolta leghista. Tanto che i senatori pentastellati annunciano voto contrario al testo, già emendato ed edulcorato da revisioni alfaniane e di Scelta civica. L’obiezione di fondo alla legge, secondo la quale il rischio sarebbe quello di un massiccio ricorso alla cittadinanza da parte di immigrati irregolari, una sorta di post utero in affido, mi pare contrasti col testo della legge.

Nel nuovo testo, infatti, per ottenere la cittadinanza non basta la “residenza legale”, ma è necessario che almeno uno dei genitori sia in possesso (o ne abbia già fatto richiesta prima della nascita del bambino) del «permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo». Difficile dunque che la cittadinanza la si possa ottenere con un parto mordi e fuggi. Vado in Italia faccio un figlio e questo diventa automaticamente italiano. La destra e Grillo minacciano, per esclusive ragioni elettorali, fuoco e fiamme. Pensano di trarne vantaggi. Ma costruiscono castelli in aria. D’altronde che bambini nati in Italia vivano senza alcuna cittadinanza fino alla maggiore età, mi pare francamente inaccettabile.

Lo ius sanguinis rappresenta un principio medioevale. Negli negli Stati uniti, ove vige lo ius soli puro (chi nasce lì é automaticamente cittadino americano) nemmeno la nuova amministrazione pare mettere in discussione questo principio, mentre più articolata risulta essere la situazione in Europa, ove un moderato ius soli esiste in Francia, mentre un moderato ius sanguinis prevale in Germania. Secondo i dati forniti, poi, gli aventi diritto su tutto il territorio nazionale assommerebbe a non più di 127mila unità. Esagerazioni, banalizzazioni, grida e strepitii risultano francamente fuori luogo. Secondo il testo della legge il riconoscimento della cittadinanza non è affatto automatico perché può essere richiesto solo da chi già possiede un permesso di soggiorno da almeno cinque anni. Inoltre la famiglia deve dimostrare di avere un reddito minimo non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale, la disponibilità di alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge ed è anche necessario il superamento di un test di conoscenza della lingua italiana.

Che una famiglia che pretende la cittadinanza per il proprio neonato conosca la lingua italiana é davvero indispensabile. Aggiungo due considerazioni. Troppo spesso è capitato (anche a me come amministratore) di concedere una sorta di cittadinanza automatica dopo gli anni di residenza in Italia previsti dalla Bossi-Fini. Automatica perché prescindeva proprio dalla conoscenza della lingua. A ciascuno era solo richiesta la lettura, quasi sempre strascicata e frutto di balbettio, del giuramento di essere fedele alla Costituzione italiana. E’ un errore. I cittadini italiani devono conoscere la lingua italiana. Oddio, se facessimo un esame anche ai nostri dovremmo espellerne una buona percentuale. Resta il giuramento da rispettare. Chi diventa italiano deve rispettare la nostra Costituzione e vivere coi valori della nostra civiltà. Altrimenti come la cittadinanza la si ottiene la si deve poter perdere. Non ci possono essere italiani che vivono col culto della sharia, che sfruttano le loro donne, che impongono un marito alle figlie, che le minacciano se non portano il velo, che non ammettono matrimoni con chi non è musulmano. Siano italiani coloro che nascono in Italia. Ma vivano da italiani.

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