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La storia siamo noi

2 luglio 2017 111 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ringraziamo i socialisti baresi e pugliesi per aver organizzato questa due giorni in ricordo dei 125 anni del Psi. La storia nasce nelle campagne con le prime leghe e cooperative, con le case del popolo e un movimento che da anarchico e insurrezionale diventa socialista e riformista, fonda giornali ed educa le masse analfabete, conquista comuni e apre scuole, farmacie, asili, municipalizza acqua ed energia, laicizza ospedali. Nasce dal basso il partito che si divide a Genova dopo l’accorato invito di Prampolini ad una scissione da bravi compagni.

L’Italia contadina si industrializza a fatica, nasce una classe operaia prima inesistente che aveva fatto pensare a Bakunin ad una rivoluzione italiana di stampo contadino. Il socialismo si affina grazie all’intelligenza creativa di Turati e della Kuliscioff, entra alla Camera, dove nel 1882 sedeva il solo Andrea Costa, passato tre anni prima dall’anarchismo al socialismo, appoggia governi liberali avanzati, strappa riforme sul lavoro e i trasporti. Rompe con il sindacalismo rivoluzionario che pensava alla rivoluzione come atto volontario di un giorno e di un attimo, mentre il socialismo é un divenire continuo “nelle cose e nelle teste”, inciampa con la guerra di Libia voluta da Giolitti, si divide l’anno dopo tra riformisti di Bissolati e riformisti di Turati, mentre i rivoluzionari capeggiati dal giovane Benito Mussolini conquistano la maggioranza del partito.

Il turbine della guerra divide ancora il Psi tra interventisti, pochi, neutralisti, molti. Dopo Caporetto in tanti, Turati in testa, appoggiano la difesa in armi. Nel dopoguerra il boscevismo invade il Psi. La maggioranza nel 1919 vuole aderire all’internazionale comunista. I riformisti sono isolati. Osteggiati dai massimalisti di Serrati, a loro volta abbandonati dai comunisti nel 1921, verranno espulsi dal Psi su ordine di Mosca a pochi giorni dalla marcia su Roma. Durante il fascismo i socialisti pagheranno il prezzo più alto con l’omicidio di Giacomo Matteotti, con l’esilio di Turati, Nenni e Saragat, con il delitto dei fratelli Rosselli in terra di Francia. Negli anni trenta il Psi riunificato prenderà le distanze dai processi di Mosca e dal patto nazi stalinista del 1939, partecipando attivamente alla guerra di Spagna. Dopo la caduta del fascismo rinasce il partito col nome di Psiup e partecipa attivamente, con la formazione della brigate Matteotti, alla resistenza al nazifascismo.

Nell’immediato dopoguerra la vittoria repubblicana é soprattutto merito della pervicacia di Nenni, ma i socialisti, contrariamente ai comunisti, votano contro l’articolo sette della Costituzione in nome della separazione tra stato e chiesa. Poi la nuova scissione del gennaio del 1947, l’errore del frontismo e del filocomunismo, fino alla svolta nenniana del 1956. I socialisti sono dalla parte degli insorti ungheresi, i comunisti coi carriarmati sovietici. Il Psi riprende il suo cammino autonomo, progetta la riunificazione socialista e il centro-sinistra. Due grandi novità osteggiate dalla destra e dai comunisti. La stagione del centro sinistra offre le più grandi riforme all’Italia, dopo che il partito era stato colpito dalla nuova scissione del Psiup nel gennaio del 1964.

Poi le delusioni del nuovo partito unificato dopo il voto del 1968 e la nuova scissione del 1969, ma anche le meravigliose conquiste di libertà degli anni settanta, la lotta al terrorismo e all’inflazione del nuovo Psi di Craxi, l’elezione di Pertini alla presidenza della Repubblica, il caso Moro e la posizione umanitaria del Psi, la proposta della grande riforma, il progetto socialista, la Rimini dei meriti e dei bisogni. Fino alla presidenza Craxi, a Sigonella e al referendum vinto sulla scala mobile del 1985. Poi la vittoria elettorale del 1987 con un Psi che conquista il suo miglior risultato dal 1946. Dopo l’89 un ripiegamento, l’errore di non capire che il sistema politico stava crollando anche coi colpi della rivoluzione giudiziaria. E l’eclissi. Una grande storia, la nostra. Una radice nel maestoso albero che ha dato frutti al popolo italiano. La storia siamo noi. Siamo noi la storia.

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