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Quel che capisco di Renzi

13 agosto 2017 52 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Non ho ben compreso la logica della polemica sulla scelta di imbarcare Alfano nella coalizione di centro-sinistra che in Sicilia dovrà rispondere al duplice e rischiosissimo guanto di sfida lanciato insieme dal centro-destra e dai grillini. Forse che il partito di Alfano non é al governo col Pd? Forse che al Senato i suoi voti non sono stati determinanti per sorreggere i governi Renzi e Gentiloni? Può essere opinabile questo recarsi ad acquistare andreottianamente il pane in due forni da parte del ministro degli esteri. Anzi prima dall’uno e poi dall’altro. Ma il Pd come aveva trattato il povero Alfano?Ha ragione Stefano Folli a ricordarlo oggi su Repubblica. Basti pensare alla legge elettorale alla tedesca che avrebbe consentito al Pd di cancellare non già il suo più determinato oppositore, ma il suo più fidato alleato, condita di una supponente dose di sarcasmo. Si dice che Alfano chieda, in cambio dell’appoggio nell’unica regione in cui Ap potrebbe risultare determinante, la conferma dello sbarramento al 3 per cento presente nella legge in vigore.

E qui non si comprendono bene né la preoccupazione di Alfano che la legge venga cambiata (davvero una persona dotata di buon senso può immaginare un accordo a tre, tra Renzi, Berlusconi e Grillo dopo il fallimento della precedente intesa, condizione ritenuta irrinunciabile dal segretario del Pd?), né la convinzione che il tre possa bastare ad Ap per rientrare in Parlamento quando non un solo sondaggio gli attribuisce quella percentuale. Dall’altra parte si levano grida manzoniane da parte di Mdp per la soluzione siciliana che rischia di trasformarsi in soluzione nazionale (per la verità é da cinque anni soluzione di governo) e il prevedibile dissenso di Pisapia che punta ad altra, opposta coalizione politica. In sintesi: Alfano pensa alla sua sopravvivenza, Pisapia a una coalizione che comprenda Renzi ma non Alfano, Mdp solo a una coalizione di sinistra senza Renzi. In mezzo a cotanto senno solo il centro-destra sta costruendo una casa, sia pure con diversi appartamenti. E parla adesso non di più di tre, ma di quattro famiglie, compresa quella di Parisi, Sacconi e altri.

Sia la soluzione Pisapia, sia quella Berlusconi (e forse anche il salvalfano) comportano la presenza di coalizioni che l’attuale legge non contempla. E Renzi annuncia di non volersi muovere in quella direzione. Tanto che il Pd parla di una lista, non una coalizione, che andrebbe da Pisapia (ma l’interessato non é ovviamente interessato) fino a Scelta civica, passando attraverso noi, eventualmente la Bonino, più vari ed eventuali. Si tratterebbe dunque non di procedere a una modifica della legge elettorale attraverso il rilancio delle coalizioni, ma della presentazione di una semplice lista di coalizione. Penso che questo sia nell’interesse reale di Renzi. E cioè non farsi contare come Pd (il paragone col 40 per cento delle europee sarebbe impietoso) e offrire una prospettiva di governo con l’ambizione, solo teorica, di raggiungere la quota del 40 per cento che dà diritto al premio, smontando la riemergente forza di un centro-destra articolato in quattro liste. Chi non capisce questo e si appella ancora a nuovi rimedi elettorali, credo non capisca la politica. E il governo che verrà? Di questo si occuperà il nuovo Parlamento. Le leadership si misurano coi risultati elettorali. E con un Senato eletto così nessun vincitore, ammesso che ci sia, potrà governare da solo.

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