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Una mia intervista sul crollo del Psi e la fine della Prima Repubblica

28 agosto 2017 173 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

In questa intervista Mauro Del Bue, esponente di punta del Psi (deputato durante la X, XI e la XV legislatura, membro della Direzione del Psi dal 1989 e della segreteria nel 1993), spiega le ragioni del crollo del Partito socialista, facendo un resoconto preciso di quella crisi, con riferimenti storici puntuali e puntando l’’attenzione su quello che fu, nella sua lettura, il suo centro propulsore: la caduta del muro di Berlino. Del Bue si sofferma anche sugli errori strategici di Craxi, sul ruolo anomalo del Pci e sull’’avanzata della Lega lombarda, poi Lega nord.

Quando inizia il declino del Psi?

Probabilmente già nel 1987, nonostante il Psi raggiunga uno dei risultati migliori della sua storia ottenendo il 14,3% nelle politiche di quello stesso anno. Questo successo è dovuto agli ottimi risultati ottenuti dall’esecutivo guidato da Craxi grazie al quale l’inflazione scese dal 16 al 4%, anche per via del taglio dell’automatismo della scala mobile e poi per una politica estera indipendente e coraggiosa, come dimostra il memorabile episodio di Sigonella.

Da quel momento il Psi inizia la sua parabola discendente. Craxi, in effetti, pensava di “ingessare” la X legislatura (1987-1992), mantenendo un certo immobilismo, garantendo una legislatura o quasi a presidenze democristiane e assicurandosi in tal modo di tornare a palazzo Chigi nel 1992. La questione però riguardava le crepe e le smagliature che si stavano già generando all’’Interno del sistema politico. L’’idea che non ci fosse alternativa alla Dc sembrava ancora una certezza assoluta e inscalfibile, ma diveniva sempre più democraticamente insopportabile. Con la caduta del muro di Berlino questo schema salta e inizia un triennio di crisi che poi sfocia in tutta la sua virulenza tra il 1992 e il 1994.

Craxi, nonostante questo sconvolgimento epocale, rimase ancorato alla logica del vecchio sistema. Eppure già con le elezioni europee del 1989 si erano avvertiti i primi scricchiolii che proseguirono alle regionali del 1990, riemersero col risultato del referendum Segni del 1991 e poi divennero urla padane nel 1992 con l’’avvento della Lega che invase l’intero Nord, portando a Roma decine di parlamentari.

Se dovesse provare ad ordinare le cause del crollo della repubblica dei partiti come le ordinerebbe?

La causa scatenante, a mio avviso, è la caduta del Muro di Berlino e le sue conseguenze immediate in Italia, innanzitutto la fine del Pci. Il crollo del muro distrugge gli equilibri che avevano retto la Prima repubblica e fa emergere tutte le contraddizioni latenti che stavano iniziando a venire alla luce. Inclusa la pesantezza burocratica ed economica dei partiti. Non dimentichiamo che la struttura pesante dei partiti democratici era una caratteristica ereditata dal Pnf che per primo aveva dato vita ad una struttura di questo tipo in Italia ed era anche una risposta alla mastodontica struttura partitica del Pci, che era il partito più burocratizzato e organizzato dell’intero Occidente.

L’affermazione della Lega, già con le regionali e amministrative del 1990, poi iI referendum sulla preferenza unica del 1991 sono i primi due segnali evidenti della lacerazione del vecchio sistema politico.

Alla luce della debolezza dei partiti tradizionali, dunque, l’inchiesta di Mani Pulite può essere considerata una conseguenza e non una causa di questa crisi. È il terzo e definitivo segnale del crollo. Rappresenta il botto finale nella crisi del sistema, originata già dalla seconda metà degli anni ottanta, giustificata dal crollo del comunismo e dalla fine del Pci, segnalata dall’avanzata massiccia della Lega e poi dall’imprevisto risultato del primo referendum Segni. Il triennio 1989-1992 prepara il colpo di Tangentopoli e in un certo senso lo giustifica.

Torniamo alla Lega: come si spiega il suo successo e come si colloca nello scacchiere politico?

L’’avanzata della Lega, come noto, interessa il Nord Italia. Nasce come fenomeno di protesta fiscale e come movimento di contestazione antipartitica. È un movimento non ideologico: si pensi allo slogan “Roma Ladrona” o “Lombardo paga e taci”.

La Lega rappresenta la liberazione dal vincolo ideologico e il superamento del “naso turato” in senso anticomunista cui alludeva Montanelli, visto che il pericolo comunista è ormai tramontato. L’’elettore della fine degli anni Ottanta non vota più per appartenenza partitica, ma per interesse o per protesta e la Lega ne è la rappresentazione plastica.

Perché in Italia la caduta del muro di Berlino assume tale importanza?

La sua rilevanza riguarda, ancora una volta, il ruolo del Pci, il partito comunista più grande d’Europa. Tutto il sistema politico si era disegnato sulla conventio ad excludendum, cioè sulla necessità di escludere i comunisti dal governo per evitare i rischi legati alla guerra fredda. Questo era avvenuto anche durante gli anni della cosiddetta unità nazionale, quando al Pci fu concesso di votare a favore del governo, ma non di farne parte. Il ricambio, per quanto detto, era impossibile. Con la caduta del muro cade questa pregiudiziale e si ridisegna il panorama politico. La caduta del muro fa venire meno la ragion d’’essere di un sistema e fa venire alla luce i suoi elementi deteriori, tra cui i finanziamenti illegali alla politica che, se fino al 1989 parevano necessari e giustificati, dopo paiono senza motivo e finalità. Lo capirono i comunisti che votarono a favore dell’a depenalizzazione dei finanziamenti illeciti fino al 1989, e quel voto li mise al riparo dalle indagini sui rubli di Mosca. Tale legge, approvata da tutto l’’arco costituzionale, divise in due anche la questione morale. Fino al 1989 il finanziamento illecito divenne lecito e accettabile, dopo diventò reato e deprecabile. Non mancò un po’ di stupidità nei gruppi dirigenti degli altri partiti…

Parliamo del Pci-Pds: era pensabile riassorbirli in un progetto di Unità socialista?

Il duello a sinistra era stato intenso e senza esclusione di colpi. Il Psi avrebbe dovuto mettere in difficoltà i post comunisti muovendosi con una proposta politica che fosse di immediata soluzione. Invece preferì i tempi lunghi. Attese, invece di agire. I tempi lunghi erano quelli necessari al Pci per fondare il nuovo partito. Col senno del poi penso che si doveva puntare alle elezioni politiche anticipate subito dopo la Bolognina. Proporre subito ai post comunisti un lista di unità socialista, che forse li avrebbe ulteriormente divisi. Craxi temeva che dopo avere rotto con la Dc, i post comunisti avrebbero appoggiato loro Andreotti. Magari. Penso che un’operazione del genere li avrebbe portati allo sfacelo. Se il revisionismo post comunista fosse sfociato in un nuovo compromesso storico avrebbe perso le sue ragioni ideali e politiche. A me BEttino confessò che avrebbe voluto lentamente portarli al governo, ma quella era la logica degli anni settanta, quella del superamento graduale del fattore K, finito definitivamente sotto i calcinacci del muro.

Che ruolo ha avuto la magistratura nella dissoluzione del Psi? Che clima c’’era all’epoca di Mani Pulite?

Si può parlare di “strabismo”, nel senso che il Pool colpì secondo i suoi desideri E questo ha profondamente orientato il corso della politica italiana. Anche senza l’’intervento della magistratura il sistema politico italiano avrebbe subito sostanziali mutamenti, ma non credo avrebbe percorso la stessa direzione. La magistratura, insomma, ha guidato e orientato la transizione che ha accompagnato la fine della Prima repubblica.

Il clima era molto pesante: alla Camera era un susseguirsi quotidiano di notizie drammatiche. Ogni giorno piovevano avvisi di garanzia a cui corrispondevano le immediate dimissioni degli interessati. In quegli anni un avviso di garanzia equivaleva al definitivo tramonto di una carriera politica: un avviso di garanzia era una condanna senza appello. Vedo che oggi, invece, tutti hanno giustamente cambiato opinione sul rapporto stretto instaurato allora tra indagine e condanna. Poi c’erano i suicidi, gli infarti, il carcere duro al fine di confessione, che significa la reintroduzione della tortura.

La miscela tra iniziativa giudiziaria e informazione era esplosiva. Giornali e televisioni di destra, centro e sinistra si trovarono tutti dalla stessa parte della barricata. Il dipietrismo, il giustizialismo erano dilagati. Costituivano un muro contro il quale ci si poteva solo rompere la testa. Dovevamo combattere? Craxi su questo aveva ragione. Mi disse: “Bisogna lasciare passare la piena”. Sono passati venticinque anni, la piena ë passata, ma purtroppo il Psi non c’è più. Certo, è cambiato tutto il sistema politico. Non ci sono più neppure il Pci e la Dc. Ma mentre questi due partiti hanno avuto successori nella cosiddetta seconda Repubblica, il Psi non ha generato eredi altrettanto autorevoli e perfino la sua storia è a rischio dimenticanza. Per questo, per combattere questa grave e insopportabile ingiustizia, sono ancora qui a legare la mia vita a un impegno politico, storico ed editoriale. Per me è innanzitutto un dovere morale.

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