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D’Alema e Craxi (via Renzi)

27 settembre 2017 141 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Nell’intervista al Corriere Massimo D’Alema fa il punto sulla situazione. Leggo sempre con interesse le osservazioni del lider Massimo, perché quasi mai mi appaiono banali. Devo dire però che stavolta ogni suo appunto é sempre collegato a un unico obiettivo: colpire e sconfiggere Renzi. L’ossessione maschera un odio privato. Non mi scandalizzo giacché non é la prima volta che accade in politica. Penso al particolare astio che mosse Crispi contro Giolitti e viceversa. O a quello di Turati contro Enrico Ferri, del rapporto tra Moro e Fanfani, di quello tra Nenni e Basso, tra Mancini e De Martino. Tuttavia in nessuno di questi casi l’obiettivo fondamentale é mai stato dichiaratamente quello di sconfiggere quell’altro. Il rapporto personale veniva sempre celato dietro un dissenso politico e mai ostentato come primario.

Oggi invece D’Alema, che continua a minacciare Renzi “fin che starà in vita”, ritiene che il suo principale nemico sia Renzi e che il Pd sia il vero avversario politico da battere. Bacchetta sulle dita anche Pisapia perché ancora indeciso su un’eventuale alleanza col Pd sull’uninominale, se il Mullerattam verrà approvato. E, udite udite, tra Renzi e Craxi sceglie Craxi definendolo un uomo di sinistra al contrario di quell’altro, anche se un po’ troppo anticomunista (come se fosse stato un difetto e l’essere stato comunista un pregio). Nella nuova graduatoria dalemiana Craxi ha avuto il merito di aver parteggiato per la resistenza palestinese e di avere aiutato quella cilena. Cose che certo Renzi non avrebbe potuto fare.

In questo usare Craxi per colpire Renzi D’Alema non si fa scrupoli. E non ricorda bene il passato e i suoi giudizi sul nostro segretario. Ero alla Camera quando venne discussa l’autorizzazione a procedere, anzi le diverse autorizzazioni a procedere contro Bettino. E non posso dimenticare il discorso di D’Alema che, schierandosi ovviamente contro il leader socialista, se ne uscì con la sarcastica e cinica sua osservazione: “In fondo l’unica vera passione politica di Craxi é stata l’odio verso di noi”. Il muro di Berlino era caduto quattro anni prima e il Pci era divenuto Pds. Il suo itinerario era stato aperto dalle ruspe di Mani pulite che gli avevano rischiarato un tunnel che pareva senza uscita. L’idea, anzi l’ossessione, di finire in braccio a Craxi e alla sua unità socialista era ormai scongiurato. Bastava appoggiare acriticamente il dipietrismo e schiacciare il piede sull’accelleratore del giustizialismo. Craxi aveva come passione l’odio contro di noi, cioè contro i comunisti? Che muoia dunque.

Quando Craxi era ormai alla fine, é vero, D’Alema che era presidente del Consiglio, chiese ai giudici di Milano se poteva farlo rientrare in Italia senza che venisse arrestato. Al loro diniego, però, fece marcia indietro senza fiatare. Propose alla famiglia i funerali di stato. Da latitante-premier. Un insulto alla logica. Come tutti quegli anni in cui dominava l’ipocrisia. Clamorosa la vera e propria dissociazione tra Berlusconi presidente e Craxi ad Hammamet. Avrebbe fatto anche ridere se non fosse stata drammatica. O quella del Pci che viveva sul tesseramento e i festival dell’Unità e che a seguito dì Tangentopoli fu costretto a vendere le sedi e a chiudere l’Unità. O quella di Greganti cui dedicarono le magliette anche se i soldi se li teneva lui. O la storiella di Panzavolti che portò un miliardo a Botteghe oscure consegnandolo a un ascensore. Quanta acqua é passata sotto i ponti. Abbiamo anche assistito al clamoroso mea culpa di Di Pietro. Cosa vuoi che sia questa patente di sinistra rilasciata postuma da D’Alema a Craxi?

Mauro Del Bue
Mauro Del Bue
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