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Meglio tardi che mai. Rinascimento reggiano (Del Bue sul Carlino)

19 gennaio 2018 398 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Eppur si muove. Dopo le denunce e le proposte formulate sulle pagine del Carlino si apre la fase dell’intervento in centro-storico. L’assessore Alex Pratissoli, gentile e dialogante, ha finalmente partorito non il topolino, ma 33 restauri di facciate di palazzi, mentre la Confedilizia, in accordo con l’assessora Valeria Montanari (che fatica che faccio a convertire il termine al femminile), ha lanciato lo squadrone volontario: il gruppo Muri puliti. Mi ero limitato, a tale proposito, a consigliare il Comune di dotarsi di quattro imbianchini a tempo pieno col compito di pulire la città. Meglio se saranno volontari. E possibilmente abili e arruolati. Cominciamo da quest’ultima saggia, anche se un po’ tardiva, operazione di estetica cittadina. Prendo ad esempio Modena, che frequento quasi settimanalmente per ragioni familiari e non solo. I muri del centro-storico di Modena non sono stati oggetto di incursioni vandaliche di grafomani. E dopo gli scontri recenti che, radunando in città estremisti di fronti opposti, erano costati scritte e lordature varie, il sindaco Muzzarelli ha dato ordine di ripulire tutta la città il giorno dopo. Qui, purtroppo, invito i reggiani a passeggiare in via Resti o in via delle Rose, dietro l’immobile del Municipio, sembra di essere in una città del terzo mondo. Possibile trascurare per così tanto tempo perfino lo stabile del Comune? Possibile che nessun amministratore veda, coi suoi occhi, e tocchi con mano, la situazione di degrado? Si dà appuntamento a primavera, e alla stagion dei fiori inizierà l’opera di pulitura. Bene. Resta la nozione di tempo che dovrebbe finalmente essere acquisita. Non esiste il transitorio. Nella vita di una città esiste il quotidiano. Mentre uno stabile sta andando in putrefazione non c’é piano che tenga. Rinviare al domani significa, fino a quel tempo, presentarlo così. Il definitivo é la somma del transitorio. Ma accettiamo la primavera come appuntamento di pulizia. E si apre, anche, da parte di qualcuno, uno strano capitolo sull’arte dei graffiti. Un’associazione minaccia di non offrirne più, dopo alcune donazioni come quella del volto di Prampolini all’ingresso dell’autosole. Ma quanta confusione. Se proprio vogliamo considerarli graffiti, in centro ne esistono due: uno nell’immobile della biblioteca Panizzi e l’altro a fianco del muro di cinta delle scuole di via Filippo Re. Per il resto, ci vorrebbe molta fantasia a giudicare graffiti, e dunque arte popolare, le scritte e i geroglifici che sporcano i muri del centro. Dunque, per cortesia, smettiamola di dire e scrivere panzane. Si mantengano pure i due graffiti, ma si cancelli tutto il resto senza gridare alle streghe. E passiamo al secondo punto, cioè il restauro delle facciate. Con soli 300mila euro, un decimo del costo del restauro del palasport, si mette in movimento un intervento privato di 1 milione e 100 mila euro. Ottima notizia. Gli interventi sovvenzionati, fino a un massimo del trenta per cento (ma nessuno aggiunge che permangono le agevolazioni fiscali fornite dall’apposito decreto governativo che in dieci anni riconsegna al proprietario il cinquanta per cento dell’investimento) sono dunque 33, ma le richieste ammontavano a quasi il doppio. Non sono a conoscenza dei motivi che hanno spinto alle inclusioni e alle esclusioni. Resta il fatto che l’orientamento, quanto mai opportuno, sarebbe quello di un rifinanziamento anche per il prossimo anno dell’intervento agevolatorio. Che tra le facciate che verranno restaurate vi sia palazzo Rangone, e con esso anche palazzo Malaguzzi, non può che farmi piacere, visto che nei miei servizi ne avevo segnalato la precarietà. Non leggo invece di palazzo Ruini, che dovrebbe essere già in fase di recupero da parte della nuova proprietà, anche se l’esterno resta desolante, né di palazzo Brami, purtroppo deteriorato sia nella facciata sulla via Emilia che in quella su via Resti, e neppure di palazzo Malaspina, la cui facciata scolorita di via Emilia San Pietro stona alle luce dei lussuosi e pregevoli suoi interni. Se i proprietari di questi tre palazzi non hanno fatto domanda, anche se l’intervento per loro risulterà, tra agevolazioni comunali e governative, pari al venti per cento del costo, si sollecitino i proprietari a presentarla per la prossima annualità. Questo per quanto riguarda gli immobili storici e di pregio. Poi segnalo un paio di emergenze estetiche non più rinviabili. Parlo del necessario intervento nel degradato immobile di via Resti, angolo via Navona, che si presenta sempre più fatiscente e immondo, nonché in quello di via Guasco che affianca il palasport e che si configura come una catapecchia abbandonata. Il comune potrebbe procedere in questi due casi per “mancanza di decoro urbano” (clausola prevista nel regolamento) con obbligo di rimborso da parte dei proprietari. Poi, per ultimo, le chiese. Bene che finalmente si proceda al restauro della facciata del Vescovado, oggi caratterizzata da bolle di colore che la rendono simile alla zebra a pois della canzone di Mina. Era ora e anche questa emergenza avevo segnalato sul Carlino. Sarebbe però il momento di procedere al restauro di tutto il complesso vescovile che da piazza San Prospero e attraverso il Broletto arriva fino agli immobili prospicienti la Cattedrale. Quanto al decoro urbano e all’estetica del centro suggerisco l’unificazione cromatica delle luci cittadine oggi in parte di colore giallo, in altra di colore bianco e in altra ancora bianco e giallo alternato. E di togliere quei piloni della luce, almeno gli ultimi quattro di destra, che in una piazza definita dei teatri tagliano a metà il teatro Ariosto, quasi a sbeffeggiarne l’esistenza. Rispetto, per cortesia, per quello che fu, sotto il nome di Cittadella, il primo teatro reggiano.

Mauro Del Bue

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