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Gentiloni uomo della Provvidenza?

22 gennaio 2018 215 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Il Pd per ora non arresta la sua decrescita, tutt’altro che felice anche per i suoi alleati, costante e progressiva, che si sviluppa settimana dopo settimana e viene così certificata in tutti i sondaggi. Oggi la sua percentuale oscilla tra il 22 e il 23 per cento, contro il 41 ottenuto alle europee del 2014 e il 25 alle politiche del 2013 con Bersani segretario. Gli errori si pagano a caro prezzo in politica e mai come oggi in modo così rapido e impietoso. La comunità della protesta e del rancore non perdona. Renzi ha compiuto tre errori: volersi sostituire a Letta in modo tutt’altro che urbano e per di più con un gruppo di coetanei per dimostrare la validità della sua teoria della rottamazione, avere preferito la Mogherini, prima alla Bonino come ministro degli Esteri poi a D’Alema come commissaria europea, aver bocciato Amato come presidente della Repubblica, il candidato che gli avrebbe permesso di mantenere in vita il patto del Nazareno e di affrontare il referendum costituzionale con qualche margine di possibilità di vittoria.

Erano cose semplici da capire. Un governo, con un principiante a capo, lo si compone con figure di grande esperienza, forse D’Alema alla Commissione avrebbe reso meno invasiva la scissione e il Patto del Nazareno meno illusoria la prevalenza del Sì il 4 dicembre del 2016. Eppure il governo Renzi ha fatto anche buone cose. Credo che il jobs act e la buona scuola siano leggi coraggiose e positive anche se con qualche necessità di modifica, come pure l’impulso dato all’approvazione di leggi di libertà (le unioni civili, il divorzio breve, il biotestamento) che l’Italia attendeva da anni. E se oggi il Pil é ripartito, se nel 2018 le previsioni parlano di un quasi due per cento di aumento, qualche merito il suo governo ce l’ha.

Eppure solo a Gentiloni, nuova anima pulsante del consesso democratico, l’uomo preferito dagli italiani, vengono concessi crediti. Forse perché é l’anti Renzi come personaggio. Riservato quanto l’altro era ciarliero, rispettoso quanto l’altro era invadente, moderato quanto l’altro era esplosivo. Gentiloni non ha promesso l’America. Ma solo una vacanza a Rimini. E l’Italia, che con Renzi si era abituata a illusioni di viaggi interplanetari, gli ha creduto. Forse se non ci fosse stato Renzi non ci sarebbe neppure Gentiloni. Non solo perché fu Renzi a riscoprirlo togliendolo dal dimenticatoio e dal suo incipiente coinvolgimento nella renziana rottamazione, ma anche perché oggi si può apprezzare le sue caratteristiche solo paragonandole a quelle di quell’altro.

Si vocifera per questo di una campagna elettorale per produrre l’effetto Gentiloni, relegando Renzi in un ruolo marginale. Non so se sarà possibile considerando il carattere di quest’ultimo, ma non vorrei che la campagna del centro-sinistra si limitasse ad un pur doveroso elenco di cose fatte. Le elezioni politiche si vincono parlando del futuro. E dicendo quel che si intende fare per il quinquennio seguente. Anche perché da fare c’é tanto. Soprattutto sul tema del momento e cioè il lavoro e prima ancora la decantata imprescindibile riforma fiscale. Oggi Nicola Rossi, rinverdendo teorie già note di Milton Freedman e Anthony Atkinson, sostiene la possibilità di introdurre una flex tax al 25% assieme a un unico reddito vitale e a una riforma del welfare in cui paghino i ricchi. Rossi é storicamente economista vicino al Pd. Si misuri su questo terreno il centro-sinistra. E lasci stare Grillo e Di Maio, evitando di inseguirli nella loro deleteria demagogia…

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