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Molinella e via Craxi

1 aprile 2018 159 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Chi conosce la storia di Molinella non credo sarà stupito. Molinella é stata per anni la capitale del socialismo democratico italiano. Da Massarenti a Martoni il comune bolognese ha trasferito nell’ultimo novecento un sistema riformista, con cooperativa, casa del popolo, comune, ereditando il meglio della tradizione del socialismo italiano delle origini. Non tutto é stato sepolto se é vero che l’attuale sindaco, il pidino renziano Dario Mantovani, che di quella storia é frutto, ha deciso di dedicare una via a Bettino Craxi, dichiarando: “Mentre in Cile si dedica una piazza a nome Bettino Craxi nel cimitero dove è sepolto Salvador Allende, in Italia la damnatio memoriae continua (seppur con qualche scricchiolio). Ma il socialismo italiano, e Bettino Craxi con esso, non può essere derubricato a un incidente della storia”.

Mantovani ha poi voluto precisare come “servirebbe maggiore attenzione ai frutti avvelenati che quel 1992 ha prodotto nella società odierna: il lubrico piacere per la gogna, la forca e il giustizialismo di oggi sono figli delle medesime malattie di ieri”. La strada che prenderà il nome di Craxi, situata in un nuovo comparto industriale-artigianale, é lunga 500 metri e si sviluppa da un’altra trada dedicata a un altro socialista, Sandro Pertini. Molinella, la Molinella di Massarenti, uno dei figli prediletti di Turati e Prampolini, non poteva dimenticarsi la storia delle migliori pagine del socialismo italiano, che in troppi oggi tendono a ignorare, per ricordare e celebrare protagonisti e vicende di altre storie, sconfitte e fallite.

Bobo Craxi ha scritto una lettera di ringraziamento a Mantovani, alla quale volentieri associamo il grazie dell’Avanti. E rilanciamo. Che il Pd e la sinistra italiana, dopo i recenti riconoscimenti del vice della Lega Giorgetti, ascoltino la lezione lanciata da Molinella. Nessuno ignora i meriti di Berlinguer e di Moro, nessuno mette in discussione i valori delle tradizioni del comunismo italiano, che pure fece lo strappo da Mosca solo nel 1981, dopo decenni di sudditanza, anche con Gramsci e soprattutto con Togliatti, nei confronti degli orrori di una delle peggiori e più cruente dittature del novecento. Se la ragione a sinistra si é sfaldata contro il muro di una rivoluzione giudiziaria che ha determinato il capovolgimento dei giudizi della storia non sarà male riprendere le parole di Manovani, a proposito della revisione sul biennio giudiziario. Solo cosi infatti si potrà scoprire il significato della missione politica di Craxi e dare a lui e alla storia del Psi dal 1976 al 1992 tutta l’attenzione e la considerazione che meritano. Mantovani per rivalutare Craxi ha criticato Mani pulite. Chi invece continua a ritenere il dipietrismo, parzialmente sconfessato dal suo stesso inteprete, una benedizione del destino, ma in realtà solo l’occasione propizia per occupare lo spazio del Psi da parte del partito che proveniva dal Pci, altro non si può fare che continuare nell’indifferenza quando non nell’ostilità.

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