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La foglia di Fico

24 aprile 2018 119 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Nessuno può onestamente pensare che il nuovo presidente della Camera (ed ex “no global”) Roberto Fico riesca nell’intento di formare un governo col Pd. L’intento di Mattarella è chiarissimo. Dopo aver tentato la carta Casellati, per verificare le possibilità di formare un esecutivo del centro-destra unito ai Cinque stelle oppure di un governo tra la sola Lega e i grillini, adesso si sonda la possibilità opposta e cioè quella di formare un governo tra Cinque stelle e Pd. Tutto è possibile, ma dubitiamo fortemente che nel Pd (sarebbero necessari quasi tutti i parlamentari pidini per formare una maggioranza) si apra un concreto spiraglio. I renziani hanno mostrato la più assoluta contrarietà, nonostante le aperture di Emiliano e quelle, parziali, di Orlando e Franceschini.

Quel che è invece (purtroppo) chiaro è questa ambivalenza dei Cinque stelle, che si concreta addirittura in due programmi, uno per il dialogo con la Lega e l’altro per quello col Pd. Nemmeno la vecchia Dc era arrivata a tanta ostentazione di spudoratezza. E poi, sottolineano sempre i figli di Grillo, l’unico loro candidato a presidente del Consiglio, a prescindere da tutte le alleanze politiche e gli incarichi del Quirinale, resta Giggino Di Maio. Il motivo è che così ha deciso il movimento, nonostante questo non goda che di una minoranza di seggi. Dunque a prescindere da tutte le scelte e le necessità istituzionali, quel che decide il movimento, attraverso la rete, è legge. Più o meno come accadeva nel Partito comunista dell’Unione sovietica. Altro che partitocrazia. Qui siamo di fronte a una nuova forma di potere assoluto e indiscutibile dei militanti di un movimento, ai quali soli spetta la designazione di un capo dell’esecutivo a prescindere dal gradimento degli alleati e dalle decisioni che spettano al presidente della Repubblica. Fico è avvertito. Non è lui il prescelto dalla nuova entità divina. Anche se riuscisse nell’intento dovrà passare la mano. Per citare Dante:”Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare”

I parlamentari del Pd sono ancora in larga parte renziani? Così si dice, anche se in politica i cambi di casacca nei partiti (Bersani docet) sono all’ordine del giorno dopo le sconfitte e ancor di più quando si profilano nuova opportunità per ciascuno (qui ne vedo due: la possibilità di evitare il ricorso alle urne e quella di accaparrarsi quote di governo e di sotto governo). Quel che non consente di rendere fattiva l’operazione è piuttosto la dura legge dei numeri. Anche contando i pochi seggi di LeU, basterebbero 15-20 parlamentari dissidenti a far saltare il banco. Dopo le dichiarazioni di Orfini e di Marcucci, mi pare che il tentativo di agganciare il Pd provocherà l’ennesima fumata nera. Fico rassegnerà il mandato al capo dello stato e a quel punto si faranno le cose seriamente. Senza foglie, senza Fico, e magari di maggio, più che Di Maio…

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