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Il governo del primo maggio

1 maggio 2018 222 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ci vorrebbe un governo ispirato agli ideali del primo maggio. Dunque di grande unità sul tema del lavoro, che oggi é la priorità soprattutto per le giovani generazioni. La percentuale di disoccupazione oscilla in Italia attorno al 35 per cento, con una lieve diminuzione rispetto a un paio di anni fa. Ma l’aumento, di circa l’8 per cento, di occupazione giovanile si riscontra ancora prevalentemente come lavoro a tempo determinato, e in parte anche come lavoro precario. Da questo punto di vista occorrerà meglio definire alcune clausole previste dal Jobs act che aveva invece fissato l’obiettivo opposto.

E’ perfino ovvio sottolineare che il lavoro si incrementa attraverso la ripresa che nel nostro paese è ancora troppo bassa, attorno all’1,5 per cento, e inferiore alla media europea. In particolare é inferiore rispetto a paesi che apparivano più in difficolta del nostro come la Spagna e il Portogallo. Dovremmo francamente comprenderne le ragioni. E’ vero che l’Italia é la nazione col più alto debito pubblico (oltre il 130 per cento sul Pil) seconda alla sola Grecia e che a paesi come la Francia e la Spagna é stato concesso di fuoriuscire dal vincolo del 3 per cento di deficit sul Pil, resta però il fatto che in Spagna e Portogallo é stata ridotta di qualche punto percentuale la spesa pubblica, da noi la spesa è invece stata lievemente aumentata.

Come sottolineano oggi sul Corriere Alesina e Giavazzi non c’é un altro mezzo per incentivare la ripresa se non quella di tagliare la spesa e con le risorse acquisite tagliare le tasse sul lavoro. Senza disdegnare, aggiungo io, qualche forma di patrimoniale (la Tasi sulla prima casa abolita anche per i ricchi é stata un non senso). Aggiungo poi che sarebbe ora di evitare di considerare tutti i settori industriali cone fossero la stessa cosa: quelli che hanno la potenzialità di svilupparsi non possono essere incentivato alla pari di quelli decotti. E sarebbe necessario conciliare meglio la formazione universitaria e professionale con le esigenze del mercato. In una recente trasmissione televisiva risultava che le imprese del Nord est fossero alla ricerca perfino spasmodica di operai meccanici specializzati, di ingegneri e periti meccanici. Possibile che nessuno se ne sua accorto?

Angelo Panebianco, proprio ieri, sempre sul Corriere, ha giustamente ricordato che alla luce dell’eclissi del potere democratico della politica gli unici poteri forti oggi siano la magistratura (nei sui diversi settori) e la burocrazia di stato. Penso anch’io che senza una profonda riforma della giustizia e senza un ridimensionamento della burocrazia amministrativa la ripresa in Italia sarà ancora per molto tempo debole. Costruire oggi una infrastruttura, col groviglio di competenze tra stato centrale, regioni, comuni, é particolarmente complicato. Un signore che viene dall’America e avrebbe intenzione di costruire a sue spese uno stadio di calcio a Roma, fornito di servizi diversi, son circa dieci anni che trascorre il suo tempo tra sindaci e giunte diverse, sono tre e ognuna con una sua posizione, con obiezioni di sovrintendenze, regione, circoscrizioni, con progettisti e dirigenti che si incontrano senza trovare una soluzione. Cosi é l’Italia. E noi, in questo primo maggio, chiediamo lavoro….

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