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L’alleanza repubblicana

30 maggio 2018 139 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Sabino Cassese, ieri sera ospite di Floris, ha voluto ricordare che tutti i presidenti della Repubblica, che hanno potere di nomina dei ministri, ne hanno sostituiti alcuni. Cominciò Einaudi che ne cambiò tre, poi Pertini, Cossiga, fino a Scalfaro e Napolitano. Ma mai nessun presidente del Consiglio si é rifiutato di accoglierne i suggerimenti. E’ la prima volta che un presidente incaricato, che in verità non contava nulla, e che prendeva gli ordini dai leader dei due partiti alleati, si é rifiutato e ha dato le dimissioni.

Per di più creando un clima da assalto alle istituzioni repubblicane, ben alimentato dall’informazione bigotta e settaria dei Belpietro, dei Giordano, dei Giletti. La vera novità non è la pretesa di un presidente della Repubblica, ma il niet del presidente del Consiglio, che come un ventriloquo parlava con la voce del leader della Lega. Dunque, inutile girarci attorno, Salvini voleva le elezioni. Oggi peraltro é di nuovo cambiato tutto. Il dilettante Di Maio é passato dalla messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica al rilancio del governo a due. Ma Salvini non ci sente e insiste sulle elezioni, corroborato dai sondaggi, e scaricando così il povero Di Maio, e in dissenso da quest’ultimo propone la nascita di un governo di emergenza per votare ad autunno.

Siamo alle comiche? Stiamo giocando sulla pelle degli italiani. Speriamo che gli italiani comincino a capirlo. Draghi continuerà, con la pressione dei tedeschi, a fornire il suo contributo enorme di liquidità per comprare il debito italiano? Anche Bersani, che certo non é amico del Pd, giustamente se lo é chiesto. Attenzione alla spread che oggi si abbassato, ma che può rialzarsi ancora e che finisce, cogli interessi che tornano alti, a creare nuovo debito e a scaldare i tassi di interesse dei nostri mutui. Attenzione agli investitori stranieri che potrebbero speculare sulle nostre difficoltà. Chiaro che questi irresponsabili che hanno elaborato un programma tutto in deficit, e non per investimenti, ma per aumentare la spesa corrente (con la riforma della Fornero, il reddito di cittadinanza e la flat tax, bloccando la Torino-Lione che ci costerebbe altri due, tre miliardi di risarcimenti) vogliono uscire dall’Euro. Come possono pensare, infatti, che l’Europa consenta all’Italia, col secondo debito più alto d’Europa, di ricucirsi un’alta dose di flessibilità uscendo dal tre per cento non per fare investimenti e creare Pil e lavoro, ma per incrementare la spesa corrente?

A fronte di tutto questo si staglia la proposta di Carlo Calenda di un Fronte repubblicano che metta insieme tutte le forze autenticamente democratiche che hanno a cuore gli interessi del popolo italiano e in particolare di chi ha meno, che vogliono salvaguardare l’esistenza dell’euro e dell’appartenenza dell’Italia in Europa, che intendono spendere per investimenti che creano sviluppo e occupazione e non per incrementare la spesa corrente. Calenda in verità ha ripreso una sollecitazione lanciata da Riccardo Nencini e poi rilanciata anche da Rino Formica.

Bisogna puntare a una lista unica magari definendola diversamente. Il fronte ricorda ai socialisti una pagina poco felice per loro e anche per la sinistra italiana. Chiamiamola Alleanza repubblicana. Il senso non cambia. Gli italiani siano messi di fronte a un referendum tra sovranismo e europeismo, tra sviluppo e aumento della spesa corrente, tra difesa della Costituzione e sua demolizione. Quest’ultimo assunto non appaia conservatore. Abbiamo votato sì il 4 dicembre del 2006 e rimaniamo riformisti (personalmente sono a favore del presidenzialismo, cara Meloni, che non può nascere per fare un dispetto a Mattarella). Ma oggi la partita é troppo importante e drammatica. L’Alleanza repubblicana comprenda il sì e il no del 2016, associ riformisti, radicali e moderati, anche popolari e liberali. E che il popolo italiano sappia ascoltare usando il cervello e non le viscere.

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