Home » Nazionale

La fine del Pd

25 giugno 2018 112 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Inutile girarci attorno. E’ finita davvero una fase storica per la sinistra italiana. E sta finendo politicamente la stagione del Pd. Ammesso che questo partito esista ancora, giacché, a parte la volonterosa e sofferta traversia del povero Martina, non un solo grido d’allarme, e neppure un solo ragionamento sul futuro, s’è avvertito in questi quasi quattro mesi che ci separano dal desolante esito del 4 marzo. Eppure già quel risultato avrebbe dovuto far riflettere e costringere quel partito a un’immediata opera di approfondimento, di revisione e di progettazione. Nulla di tutto questo s’è minimamente avvertito, se non il noioso, ripetitivo e autolesionistico riprodursi del solito teatrino di scontri personali, fondati su accidie e vendette postume, condite con un sordido gioco alla calendarizzazione di scadenze burocratiche e organizzative. Così, forse, anche il malato si è destinato da solo a morte sicura. La sta, forse incoscientemente, programmando. Dove serviva uno scatto di novità è affiorata la solita logica delle vecchie contrapposizioni, dove serviva l’immediato approntamento di un nuovo programma è prevalsa la ricerca di un semplice organigramma, dove era richiesta la capacità di una nuova lettura della società italiana, che si era espressa col voto in direzioni opposte, è calato il più assordante, sconcertante silenzio.

I primi a rendersi conto della fine del Pd, dunque, sono apparsi proprio i suoi dirigenti, che hanno alzato le braccia di fronte alla sua irreversibile caduta. Sono arrivate poi le elezioni amministrative che hanno accentuato ancor di più il disastro. Di esse voglio leggere l’aspetto più indicativo ed è costituito dalla pesante sconfitta della sinistra nelle sue zone tradizionali, la Toscana e l’Emilia-Romagna, dove già si erano registrati sintomi evidenti di forte cedimento e che solo un cieco poteva non vedere. In Emilia-Romagna il fatto che alle elezioni regionali del 2014 abbia votato solo il 37% degli aventi diritto è stato accolto senza preoccupazione, quasi fosse un inevitabile segno di un calo alla partecipazione, frutto di una transitorietà che si poteva superare con i soliti riti politici e le stesse parole d’ordine. E magari infiorando qualche vecchio militante col ripristino di una Festa dell’Unità. Non si è andati all’origine del fenomeno di un distacco di massa da un partito alle prese con la più complicata crisi del dopoguerra della cooperazione e della piccola impresa, che erano stati il perno del modello emiliano, e che crollavano mentre più difficili diventavano le risposte degli enti locali nei servizi e nella integrazione dei migranti. Qui c’è stata, come in Toscana, una rivolta silenziosa, che il Pd, pur essendo essa evidente, non ha saputo cogliere.

L’Emilia e la Toscana sono state, sarebbe inutile perfino ricordarlo, le terre più socialiste, più fasciste e più comuniste nel giro di un secolo, dove è stato il sistema a farsi rappresentare politicamente in modo diverso. Quel sistema economico e sociale, peraltro diffuso e organizzato, che era alla base dei successi della sinistra, ha oggi scelto altri approdi. Dunque la sinistra, che già aveva lasciato campo libero in tutte le altre zone del nord e che già in Umbria, con le politiche di quest’anno, aveva ceduto al centro-destra, non esiste praticamente più. E’ morta e sepolta. Può rinascere coi vecchi partiti, con i vecchi programmi, con le vecchie nomenclature? Sarebbe oltre che morta anche definitivamente sepolta. Sepolta e benedetta. Se si vuole farla rinascere occorre darle un’identità (il che non significa accettare tout court quella socialista, ma acconsentire che esistano tradizioni e storie che ancora possono affratellare una comunità, far sentire i suoi aderenti parte di un progetto, sancire l’esistenza di un legame che nessun partito puramente mercantile, cioè solo contrassegnato dalla volontà di vincere le elezioni, può manifestare), affidarle un nome nuovo (il Pd, nato essenzialmente da due ceppi e senza nemmeno saperli bene integrare, è solo un ostacolo a una vera, nuova, larga concentrazione di forze che oggi si rivela quanto mai necessaria per costruire un’alternativa alla coalizione di governo), proporre un nuovo itinerario suggestivo in chiave europeista e solidale, nel segno di una seria equità sociale, di una accoglienza senza cedimenti e difendendo i cardini di una cultura illuminista e razionale, oggi purtroppo desuete. Ma occorre anche affidarle un nuovo gruppo dirigente, perché in politica (valeva anche ai tempi della cosiddetta prima Repubblica) chi perde non può succedere a se stesso. Smetta chi di dovere di piangersi addosso e si metta subito al lavoro. Noi socialisti, la nostra piccola comunità, è pronta a fornire il suo contributo di idee e di proposte. Ora, perché già ora è un po’ troppo tardi.

Leave your response!

Add your comment below, or trackback from your own site. You can also subscribe to these comments via RSS.

Be nice. Keep it clean. Stay on topic. No spam.

You can use these tags:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

This is a Gravatar-enabled weblog. To get your own globally-recognized-avatar, please register at Gravatar.